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CALCIO E DOPING

Morte Vialli, Dino Baggio shock: «Troppe sostanze… Ho paura anche io»

La prematura morte di Sinisa Mihajlovic prima – il 16 dicembre scorso; l’ex calciatore e allenatore se ne è andato per una grave forma di leucemia all’età di 53 anni – e di Gianluca Vialli poi – mancato il 6 gennaio scorso, all’età di 58 anni, colpito da un tumore al pancreas – ha letteralmente shockato il mondo del pallone di oggi ma soprattutto ha shockato il mondo del pallone di un tempo, quello a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila. La morte di Vialli, in particolar modo, continua a far discutere gli ex compagni di squadra. Tra questi Dino Baggio: «Vialli? Di Gianluca ho un ricordo meraviglioso. Ero in squadra con lui quando avevo 21 anni e spendeva sempre una parola buona nei nostri riguardi. È andato via troppo presto dalle nostre vite». A parlare dai microfoni dell’emittente Tv7 è l’ex azzurro, protagonista indiscusso anche nelle fila di Torino prima e Juventus poi -, vice-campione del mondo a Usa ’94. Dino ricorda il suo ex compagno, e poi usa parole forti per parlare di ciò che succedeva quando lui giocava. L’ex centrocampista, che da anni segue la dieta vegana, è rimasto molto impressionato dalle recenti morti di alcuni ex colleghi. «Bisognerebbe risalire a quello che abbiamo preso, alle sostanze che abbiamo utilizzato in quel periodo – dice ancora Dino Baggio -. Il doping c’è sempre stato. Bisogna capire se certi integratori con il tempo fanno bene oppure no, se le sostanze riesci a buttarle fuori o restano dentro. Ho paura anch’io, sta succedendo a troppi calciatori. Negli anni miei c’era il doping, e prima era anche peggio». Ma quindi certe morti da cosa potrebbero essere dipese? «Non so se sia dovuto a questo, ma c’è sempre stato il doping – dice ancora -. Non si sono mai prese robe strane, perché c’è una percentuale che devi tenere. Poi tanti hanno parlato dell’erba dei campi e dei prodotti che utilizzavano che davano dei problemi. Le cose ora sono cambiate». E sugli allarmi lanciati in passato da Zeman: «Dobbiamo ringraziarlo – ha concluso – ora gli atleti possono dire no».

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