La mossa finale che ha rivoluzionato i fighting games di ogni epoca continua a piacere e a stupire

Mortal Kombat: 28 anni di Fatalities e non sentirli!

Sono passati ben 28 anni da quando Ed Boon e John Tobias lanciarono sul mercato Mortal Kombat 1, un picchiaduro all’apparenza poco interessante all’interno del quale potevamo selezionare uno tra 7 combattenti che si sfidavano tra loro al fine di poter sconfiggere i boss finali Goro e Shang Tsung. Badate bene, abbiamo volutamente impiegato l’espressione “all’apparenza”: Mortal Kombat 1 infatti, rispetto a titoli similari dell’epoca quali Street Fighters, Fatal Fury o Art of Fighting, permetteva a noi gamers di giustiziare gli avversari, controllati o dall’intelligenza artificiale o da un secondo player, attraverso le divenute famosissime Fatalities. Le mosse più brutali della storia dei videogiochi nel 1992 fecero scalpore e al tempo stesso rivoluzionarono e arricchirono un genere, il picchiaduro, che non sarebbe mai stato più lo stesso. Dopo quasi 30 anni, MK, giunto nel 2019 al capitolo numero 11, continua a furoreggiare quando si tratta o di congelare il nemico e farlo in tanti piccoli pezzettini (Sub Zero) o di infilzarlo grazie a un cappello certamente fuori dall’ordinario (Raiden). Come il buon vino, le Fatalities, corposa categoria di tecniche mortali comprensiva attualmente anche di Brutalities, più invecchiano più continuano a piacere, anche nel 2020!

Un capolavoro senza tempo

Una serie capolavoro come Mortal Kombat è ancora oggi un intramontabile successo nonostante i suoi 28 anni di età e la concorrenza spietata delle tante case produttrici di picchiaduro che hanno provato a spodestarla nei cuori degli amanti dei fighting games realizzando opere, dapprima in 2d e successivamente in 3d, belle ma mai all’altezza del marchio di proprietà di Ed Boon e John Tobias. Secondo noi esiste, come sopra accennato, un’ovvia spiegazione dietro a questo diffuso fallimento da parte dei competitors ed è la mossa finale, unica nel suo genere, chiamata Fatality che solo il brand MK può da sempre vantare. Come ricorderete, ogni personaggio da noi impersonato all’udire “Finish Him/Her” aveva la facoltà, fin dai primi anni ‘90, di fare letteralmente a pezzi l’avversario che aveva cercato di superarci nel corso di un duello faccia a faccia che si svolgeva nell’arco di due match da 60 secondi l’uno. E perché ciò fosse possibile, disponevamo solamente di alcuni istanti durante i quali ci improvvisavamo “abilissimi tastieristi” nel momento in cui toccavamo armonicamente (e correttamente) i pulsanti del nostro joypad al fine di realizzare la melodia di requiem eterno selezionata. Come dimenticare ad esempio il primo Kano bidimensionale nell’atto di estrarre dal petto il cuore del suo nemico oppure Scorpion il cui il fuoco infernale abbrustoliva il corpo del contender? Onestamente non è proprio possibile scordare queste e altre mosse che ci hanno accompagnato nel corso di tutta la nostra infanzia/adolescenza a base di consoles e videogames. MK, oltre a deliziarci grazie a esecuzioni brutali ogni volta differenti e al tempo stesso ottimamente azzeccate, sa come sorprenderci grazie alla profonda a curata caratterizzazione dei suoi protagonisti sia storici che nuovi. Come ci ricorda magistralmente pokerstarnews.it, sito abituato a trattare di tematiche quali e-sports ed e-games, un ludico intrattenimento offline e online come può essere Mortal Kombat per non perdere definitivamente lo status di titolo evergreen deve essere sempre in grado di trasformare un semplice racconto in una complessa quanto piacevole storia contraddistinta da infiniti colpi di scena. Ecco dunque un altro punto di forza della serie ideata da Ed Boon e John Tobias che vive certamente delle più stupefacenti mosse finali ma fino a un certo punto.

Una grafica pazzesca che fa la differenza

Senza nulla togliere alle Fatalities di quasi 30 anni fa, belle ma troppo pixelate per essere gustate appieno, quelle del nuovo millennio sono a dir poco straordinarie poiché talmente reali da sembrare vere. L’odierna grafica, che caratterizza la “new gen” dei videogames, ha trasformato le mosse conclusive della saga Mortal Kombat in piccoli e dettagliatissimi cortometraggi macabri che non lasciano nulla né al caso né all’immaginazione. Quando Sonya Blade, in MK 10, impiega un futuristico velivolo aereo per crivellare di colpi la testa della sua vittima non fa altro che darci l’opportunità di assistere in religioso silenzio a una delle tante “esecuzioni capolavoro” retaggio videoludico datato 1992.

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