Ricercato per una condanna, tradito dalle foto postate su Fb (foto di repertorio).
Il Borghese

Morire d’attesa

Come spesso accade in sanità, le regole per chi si ammala di Alzheimer, o è semplicemente troppo anziano o fragile, sono scritte bene. Ma praticate in maniera oscura. Intanto perché le liste di attesa sono meri elenchi di disperazione e di dolore per chi soffre e per le famiglie, poi perché i posti letto nelle Rsa (gli ospizi, o se preferite “residenze per anziani”) sono assolutamente insufficienti per soddisfare le richieste. Al punto che, pur andando a investigare, non si capisce neppure quanti ne manchino. Il risultato tragico è il seguente: l’esercito di 30mila pazienti in Piemonte, 10mila solo a Torino, rischia di morire prima di ottenere un ricovero. Lo dice con voce rotta Riccardo Ruà portavoce dell’associazione “Adelina Graziani” che da anni si occupa di malasanità e dei diritti dei malati e delle loro famiglie. Un atto di accusa soprattutto quando si scopre che la sanità, dopo il primo ricovero in strutture pubbliche, garantisce solo il 50 per cento delle rette in Rsa, chiedendo al paziente e dunque ai famigliari di provvedere al resto. E qui spunta il sospetto delle speculazioni da parte dei gestori: rette sempre più alte che, troppo spesso, si riducono a meri parcheggi dell’ammalato. Un quadro dipinto a tinte fosche dove la politica è assente e il malato diventa una sorta di merce di scambio, tra ricoveri, dimissioni, assistenza domiciliare che sopravvive anche grazie al volontariato. Un percorso di sofferenza che finisce spesso prima che la malattia porti al decesso. Eppure una strada ci sarebbe: quella di una maggiore attenzione della sanità pubblica che, almeno, dovrebbe fare ammenda oggi rispetto ai dati che figurano nel piano regionale.

fossati@cronacaqui.it

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