IL COLLOQUIO

«Hanno fatto morire Antonio lentamente. Vogliamo giustizia»

La sorella di Raddi, deceduto a 28 anni

Natascia Raddi, la sorella di Antonio.

«Mio fratello non si è ammazzato da solo. L’hanno fatto morire, piano piano». Natascia Raddi parla con la compostezza di chi sa che non c’è più niente da fare. Quando parla del fratello Antonio, morto il 30 dicembre in ospedale dopo aver perso 30 chili al carcere delle Vallette, premette: «Comunque andrà, nessuno lo porterà mai indietro». Natascia, 34 anni, quattro figli, ora chiede giustizia per lui, insieme ai genitori. Ciò che la famiglia Raddi – assistita dall’avvocato Gianluca Vitale – si aspetta, è che l’indagine per omicidio colposo della procura faccia luce sui fatti che determinarono il decesso di un ragazzo di soli 28 anni. «Bisogna controllare cosa succede nelle carceri – afferma Natascia – i detenuti non sono numeri, ma persone con un nome e un cognome, che magari hanno bisogno di un medico e devono essere curate. Non sono immondizia».

Ex studente di meccanica, tifoso del Toro, un’infanzia vissuta a Mirafiori, Antonio commette una rapina a 19 anni. Va in prigione, poi conosce la droga. Accusato di maltrattamenti, viene condannato di nuovo. Vive per alcuni mesi in comunità ad Alba, poi a Cuneo. Da qui scappa quando gli manca un mese e mezzo per espiare la pena. Per quell’errore torna in carcere. Alle Vallette entra a fine aprile del 2019. Pesava 80 chili. In cella ne perderà 30 in sei mesi. Il 13 dicembre entra in coma. Muore il 30 dicembre al Maria Vittoria dopo 17 giorni in Rianimazione.

«Il 6 dicembre era già andato in ospedale ma non era stato trattenuto – racconta Natascia – e dopo era stato ricoverato alle Molinette. Aveva chiesto le dimissioni, perché nella sua stanza c’era una persona che si arrampicava alle sbarre, un’altra che gli faceva ciao con la mano dal letto. Non stava bene a livello psicologico. In un ambiente così non poteva resistere». In comunità ad Alba, Antonio raccoglieva l’uva e si prendeva cura di un cane. «Quando i miei genitori andavano a trovarlo e uscivano per qualche ora per mangiare qualcosa, quasi si abbuffava dalla felicità», racconta Natascia. Alle Vallette il giovane verrà definito «gravemente anoressico». «I suoi compagni di comunità dicono di lui che parlava poco, ma quando lo faceva, ridevano tutti», rammenta la sorella, che lo vede per l’ultima volta nel 2019, dopo che era andato via dalla comunità di Cuneo. «Non gli era ancora arrivata la notifica dell’arresto – spiega – e a casa mia ha riabbracciato i suoi nipotini. Il più piccolo lo aveva visto l’ultima volta quando aveva sei mesi». Alle Vallette Antonio smette di mangiare. Non si sa cos’altro succeda. Deperisce. «Diceva sempre – racconta Natascia – che non stava bene e ai miei genitori chiedeva aiuto, ma cosa potevano fare? Andavano da lui una volta a settimana. Durante l’ultima visita, era sulla sedia a rotelle. La dottoressa che l’ha visitato al Maria Vittoria, ha detto che lo stato in cui era non è qualcosa che succede dal giorno alla notte».

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