Morgan (Depositphotos)
Spettacolo
L’INTERVISTA

Morgan dal vivo: «La mia canzone per il grande Tenco»

Il musicista questa sera in concerto al Cap 10100 con i Megaherz: «Negli anni Novanta partivo da Milano per venire qui a suonare con miei amici Subsonica e ci divertivamo»

Il lato più bello di Morgan: quello del musicista. Basta liti con Vittorio Sgarbi e polemiche sul suo ruolo di ghostwriter della Meloni, adesso si parla solo di musica. Il cantautore milanese, all’anagrafe Marco Castoldi, questa sera dalle 22 (biglietti a 26,45 euro) è atteso sul palco del Cap 10100 di corso Moncalieri 18 con i Megaherz.

Cosa si deve aspettare il pubblico?

«Un concerto molto suonato con la musica elettronica che torna prepotentemente nelle mie canzoni – spiega Morgan -. Tutto questo grazie all’apporto dei Megahertz, musicisti bravissimi che mi seguono da anni. Canterò anche la canzone che ho scritto su Luigi Tenco, musicista piemontese ingiustamente dimenticato, autore di alcune fra le più belle melodie italiane. Vorrei creare un genere scrivendo canzoni sui cantautori».

Lei è stato per anni nella giuria di “X Factor”, scoprendo tanti nuovi musicisti. Di chi va più fiero?

«Marco Mengoni, un vero artista pazzo. Finché è stato sotto le mie cure, l’ho lasciato libero di esprimersi, mentre adesso in tanti cercano di ingabbiarlo, di irreggimentarlo».

Cos’è il talento per lei?

«Una dote che va coltivata ogni giorno, su cui lavorare sempre. Molti mi scambiano per un genio, ma io sono solo un talento».

E oggi, vede nuovi talenti?

«Non saprei. Seguo tutto distrattamente. Ci saranno sicuramente musicisti interessanti ma, in questo momento, non mi vengono in mente».

In questi anni ha interpretato spesso canzoni di altri artisti. Qual è il brano che sente più suo?

«“Un ottico” di Fabrizio De Andrè».

Nel suo percorso musicale ci sono tanti artisti che ha ammirato. Cosa accomuna Domenico Modugno a David Bowie e i Depeche Mode?

«Sicuramente la genialità, oltre ad essere stati a modo loro, precursori di qualcosa che è stato apprezzato col tempo ed è rimasto, lasciando una traccia profonda che è ancora ben presente».

Cosa lega Morgan a Torino? Un episodio particolare?

«Dovrei scrivere un libro, per quanti ce ne sono. Sceglierne uno in particolare è impossibile. Tra gli anni Novanta e i Duemila partivo apposta da Milano per andare ai Murazzi e passare le serate con i miei amici Subsonica. Improvvisavamo musica e ci divertivamo fino a tardi. In ogni caso erano incontri sempre epici. Posso dire che Torino è stata la mia seconda città. Venire sotto la Mole era quasi un obbligo, visto il fermento culturale e musicale».

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