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Cronaca
IL FATTO

Monti chiusi ma non per tutti. Soccorso alpino, anno record

Gestite 2.146 richieste di aiuto, salvate quasi 1.500 persone ma 77 sono morte

Piste chiuse, impianti mai aperti, lockdown e zone rosse. Nonostante tutto questo, il 2020 ha fatto segnare un dei veri e propri record per l’attività del soccorso alpino piemontese, chiamato a soccorrere 1.512 persone. Interventi che quasi sempre si sono conclusi positivamente, anche se purtroppo il conteggio delle vittime ha raggiunto quota 77. «I dati hanno sorpreso anche noi – spiega il presidente del soccorso alpino piemontese, Luca Giaj Arcota – era lecito attendersi una diminuzione delle operazioni di soccorso a causa del lockdown e delle varie restrizioni. Invece nel 2020 abbiamo registrato un record di lavoro a tutti i livelli, dalle chiamate gestite in centrale operativa, alle operazioni di soccorso effettuate, al numero di persone soccorse. È il frutto di un incremento davvero notevole di interventi durante i mesi estivi che hanno compensato la diminuzione dei mesi primaverili e autunnali». Nel corso del 2020, la centrale operativa ha infatti gestito 2.146 eventi, che si sono tradotti in 1.399 missioni. Per fare un raffronto, nel 2019 le chiamate erano state 1.989 e le missioni 1.251, mentre le persone soccorse erano state “solo” 1.420. «Analizzando i numeri singolarmente – spiegano dal soccorso alpino – occorre iniziare dai 2.146 eventi gestiti dalla centrale operativa. Significa una media di quasi 6 eventi al giorno che, considerando le numerose giornate prive di lavoro durante il lockdown e le restrizioni autunnali, ha segnato medie di 10-15 interventi quotidiani nei mesi estivi con un picco di 26 durante un sabato di luglio». Nel corso del 2020, il 35% delle chiamate ricevute sono state risolte in gestione cioè non hanno avviato un’operazione vera e propria. Il restante 65% delle chiamate ha richiesto l’attivazione di 1.399 missioni di soccorso con il supporto dell’eliambulanza 118 – nel 72% dei casi – oppure esclusivamente dalle squadre a terra. Le persone soccorse sono state 1.512 di cui 656 (43%) recuperate esclusivamente dalle squadre a terra contro 856 (57%) recuperate con il supporto dell’eliambulanza. Il conteggio dei feriti è arrivato a quota 1.018. «Le principali cause di infortunio in montagna sono le cadute (39%) seguite dai malori (16%). Infine, il 92% delle persone soccorse praticava attività del tempo libero contro il 5% di residenti in montagna e il 3% di persone infortunatesi per lavoro». Dati che ancora una volta sottolineano l’importanza di affrontare la montagna solo in base alla propria preparazione e alla propria attrezzatura: lo stop forzato ai viaggi infatti ha contribuito all’incremento delle operazioni di soccorso, in quanto la montagna è stata presa d’assalto anche da escursionisti alle prime armi, male attrezzati e poco inclini ad ascoltare i suggerimenti di guide ed esperti.

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