A sinistra: Pablo Montero, ex difensore bianconero ora allenatore della Sambenedettese. A destra: Matthijs de Ligt
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Montero in difesa di De Ligt: «Anche Zidane fece fatica»

L’ex centrale sull’olandese: «Critiche esagerate, è un fuoriclasse»

Nono posto in classifica del Girone B di Lega Pro con 9 vittorie, 4 pareggi e 7 sconfitte. Ventisei gol fatti, ventitré subiti. Questi sono i numeri del primo anno da tecnico in Italia di Pablo Montero che dopo il corso da allenatore la scorsa estate, si è seduto sulla panchina della Sambenedettese. Intervenuto ieri ai microfoni di Radio Bianconera nel corso della trasmissione “Terzo Tempo”, l’ex difensore ha parlato del momento della Juve e soprattutto del momento dei suoi difensori. In particolar modo di quello di De Ligt, nel mirino della critica in questo avvio di stagione: «È un periodo di adattamento – ha detto l’ex leader della difesa bianconera -, spesso non è colpa di un singolo ma dell’intero reparto. Lui viene da un altro tipo di calcio, ha bisogno di adattarsi. A me sinceramente le critiche sembrano ingiuste ed esagerate, è un fuoriclasse. Secondo me si sta esagerando con un ragazzo di 20 anni. Io mi ricordo quando arrivò Zidane anche lui fece fatica ad adattarsi, addirittura si diceva che lo dovessero vendere. Secondo me bisogna aspettarlo, bisogna avere pazienza. È cambiato tutto, vogliamo tutto in fretta. Bisogna lavorare e aspettare, la Juventus ha fatto benissimo a prenderlo».

È la prima Juve di Maurizio Sarri: «Vuole sempre il massimo giustamente – ha aggiunto -ma l’ho visto fare molto bene. È una grandissima squadra, una grande rosa. Per lo scudetto credo che non ci sarà storia, l’obiettivo è la Champions». Sempre a proposito di difesa. Tra i protagonisti di questo avvio di stagione c’è Merih Demiral: «È fortissimo – ha aggiunto Montero -, sta facendo bene, ha grande personalità. Ha altre caratteristiche rispetto a De Ligt, ma non significa che non sia forte. Hanno tutti e due grande personalità e fanno quello che gli chiede Sarri. Penso che ha tutto per fare una grande carriera alla Juventus». È la Juventus di CR7: «È un mostro – ha continuato -. Questa Juve è diversa dalla mia, ma sono entrambi forti. Questa Juve ha grandi attaccanti, centrocampisti, anche noi avevamo una squadra importante. Potrei fare tantissimi nomi, grandi uomini. Io non parlo mai di giocatori, alla Juve sono andati via i più grandi e ha comunque continuato a vincere». E c’è ancora Buffon: «Una leggenda vivente – ha detto -. Ma i più grandi spesso sono i più umili, come lui. I migliori di solito sono i più grandi anche come uomini».

Con la Vecchia Signora e con Torino è sempre amore: «Stavo venendo a vivere a Torino per una scelta di vita – ha raccontato Montero -, ma non per tornare alla Juve. Era una scelta di vita perché l’Uruguay sta diventando un po’ pericoloso, poi mi hanno chiamato alla Sambenedettese, ho fatto il master a Coverciano e sto facendo esperienza allenando. Meglio di così era impossibile». Manchester 2003, con la finale persa contro il Milan, resta un grosso rimpianto per Montero con il rigore spedito tra le braccia di Dida: «Sbagliare si può sbagliare – conclude -, ma non si può dire di no. Io ti dico di sì, poi se sbaglio pazienza. Io ci ho messo la faccia, mi hanno insegnato che in guerra non si salva nessuno e se si salva qualcuno non era nel gruppo».

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