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Monsieur Robert C. Fortilier

Da anziani ci si commuove con poco. Con più ricordi in testa che speranze in cuore si sopravvive agli amici e alle forze che ci lasciano. Anche agli oggetti. Anche loro muoiono se si rompono. Ieri si è fermato il mio orologio, dopo 20 anni di onorato servizio. Era uno Swatch. Economico, pratico e preciso. Pratico perché sottile, leggero e subacqueo. Preciso quanto bastava, poi ogni semestre lo rimettevo in riga. Non ho mai dato altra importanza agli oggetti che non fosse la loro funzione, e questo mi ha permesso di giovarmi di servizi efficaci al costo giusto. Se valgo, valgo per quel che sono e non per l’auto, gli abiti, gli occhiali e l’orologio che ho. Per me l’auto è una cosa con 4 ruote e un motore che mi permette di spostarmi in fretta da qui a là. Gli occhiali da sole mi servono per proteggere gli occhi. Gli abiti per coprirmi. L’orologio per leggere l’ora sul polso. E bon. Mentre pensavo a come sostituire lo Swatch, mi è venuto in mente il Fortilier in acciaio inox che papà mi aveva regalato per la maturità, col mio nome inciso sulla cassa. Ha la sveglia dentro, rara per un orologio da polso, ma è pesante e non impermeabile, per cui dopo decenni di onorato servizio lo avevo sostituito con lo Swatch. Dove diavolo l’avevo messo? Frugo nel cassetto del comodino, ed eccolo lì, dentro un sacchetto di pelle. Ovviamente fermo, dopo un sonno ventennale. Lo carico con precauzione. Riparte. Metto l’ora esatta e controllo stamattina: non ha perso un secondo. Rivive. E lì mi commuovo. Abbandonato, sostituito, recluso al buio col cuore fermo e la molla scarica, ha saputo aspettare la sua occasione. Mi è parso di veder sorridere mio padre. Bentornato, monsieur Fortilier. Merci.

collino@cronacaqui.it

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