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Volontariato
IL FATTO

Mondo del volontariato e Green Pass: ecco cosa dice il decreto del 15 ottobre

Chi svolge attività di volontariato in qualsiasi ambito deve possedere la certificazione verde

Volontariato e green pass: un argomento che interessa gli enti del terzo settore, ma anche le migliaia di persone che usufruiscono dei servizi di volontariato, che spesso appartengono alle fasce più deboli della popolazione. Nel D.L. 127/2021 – l’ultimo in materia – si fa per la prima volta esplicita menzione delle “attività di volontariato” nell’ambito lavorativo privato in cui vige l’obbligo di certificazione verde, ma sono ancora tanti i dubbi da risolvere. La certezza è che dal 15 ottobre chiunque svolga un’attività di volontariato, così come ogni altro lavoratore, deve possedere il green pass, indipendentemente da quale sia l’attività e il luogo in cui essa si svolge. Assistere un disabile, servire in una mensa solidale, eseguire un trasporto, fornire informazioni in uno sportello, accudire animali in un rifugio, intrattenere un gruppo di bambini o qualsiasi altra fra le mille possibili “attività di volontariato” implica il possesso del certificato verde. Invece gli utenti devono esibire il green pass solo in quelle attività e in quei contesti in cui servirebbe anche se non si trattasse di volontariato: attività al chiuso, mense, corsi di formazione ed eventi. Non serve invece per ritirare un pacco alimentare (come per entrare in qualsiasi negozio), per un servizio di trasporto (come se si prendesse un taxi) o per accedere a uno sportello informativo. Complesso il caso delle mense, servizio per cui la certificazione verde serve, come per andare al ristorante, ma che tutela un’esigenza vitale: a tal proposito sono richiesti ragguagli al Ministero. Ma chi deve controllare? Il controllo degli utenti, quando serve, spetta a chi gestisce l’attività: per esempio, l’Ets che organizza una mostra è tenuto alla verifica del green pass dei visitatori. Più complessa è l’applicazione ai volontari: in generale, la responsabilità è dell’associazione, del legale rappresentante o di chi è delegato a tale funzione, che ci siano o meno dipendenti al fianco dei volontari. L’importante è che ci sia una procedura scritta che definisca le modalità di controllo, anche a campione.

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