Musso
Libri
LA VITA SEGRETA DEGLI SCRITTORI

Il mistero dell’ex romanziere ammazza più del suo fucile

Guillaume Musso va oltre il thiller

Se in un libro compare una pistola, prima o poi deve sparare. E’ una regola di scrittura di Checov. E vale anche quella di creare personaggi che entrino nel cuore dei lettori e poi farli morire inaspettatamente per colpire al cuore. E Guillaume Musso, che ormai è riduttivo definire un autore “polar”, le prende tutte queste regole e probabilmente ci si fa una risata sopra, le rimescola, le stravolge, forse le appunta su foglietti che usa per accendere il caminetto. E ti porta dove non avresti mai immaginato.

Non c’è una pistola qui, ma un fucile a pompa con inciso una specie di diavolo della tradizione slava. E per sparare spara: Nathan Fawles lo usa per tenere alla larga coloro che vogliono avvicinarlo per intervistarlo o per capire come mai, all’apice del successo come scrittore, ha scelto di ritirarsi in un esilio ventennale a Beaumont, un’isoletta del Mediterraneo. Il bersaglio è Raphael, un giovane aspirante scrittore (rifiutato da alcuni editori e turlupinato come tanti da corsi di scrittura creativa) che vuole solo rifilare il suo manoscritto al suo idolo, ma nel frattempo ne fa il personaggio di un romanzo che inizia mentre lavora sull’isola, per scoprire il segreto di Fawles.

“La vita segreta degli scrittori” (La Nave di Teseo, 19 euro) è il titolo del romanzo di Guillaume Musso ma anche di quello di Raphael. E già questo basterebbe a dare l’idea di almeno due livelli di lettura di questa opera, se non fosse che aA Beaumont capita infatti l’in di cib il e: un delitto. Viene ritrovato il corpo di una donna torturata e crocifissa a un vecchio albero, una donna che in qualche modo si deve (sempre per via di quelle regole di scrittura) legare al segreto di Nathan. Se pensate, però, che sia in qualche modo una storia alla stregua di “La verità su Harry Quebert”, non illudetevi: Musso va oltre e nel suo meccanismo perfetto, il finale sarà qualcosa che sorprenderà tutti.

Mentre si indaga sul delitto, Fawles dispensa consigli sul mondo della scrittura e della lettura echeggiando ora Milan Kundera ora Philip Roth ora un caustico Joe Lansdale, ma deve anche fronteggiare una certa Mathilde Donney, affascinante quanto sedicente giornalista svizzera che riesce a entrare nella sua casa fortezza, aggrappata alla falesia, perché gli riporta il labrador che lui aveva perduto. La musica di Glenn Gould e degli Yardbirds si accompagna al rumore delle onde, al gusto del vino e del whisky giapponese che è la droga autentica dello scrittore, in un confronto sempre teso e feroce, fra i due che svela come non solo Nathan abbia un indicibile segreto ben custodito.

La verità finale sarà devastante come una tempesta. Se scrivere quello che si crede possa piacere ai lettori è il modo migliore di perderli (altro consiglio di Fawles), Musso fa sì che ai lettori piaccia ciò che lui scrive.

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