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Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Misteri eleusini

L’altro ieri sera il Milan, primo in classifica, è stato bloccato sullo 0-0 in casa dal Bologna, che è sull’orlo della retrocessione. Ha fatto quaranta tiri in porta, ha dominato la partita, ma non è bastato. Domenica sera è stata la Juventus a perdere contro l’Inter una partita largamente dominata, colpendo due pali e subendo un rigore dal Var. La stessa Juve era stata appena sbattuta fuori dalla Champions League da una squadra che bordeggia al settimo posto della Liga. E, per finire gli esempi, la nazionale italiana di Mancini è stata eliminata dai mondiali dalla Macedonia del nord, che ha fatto le barricate per tutta la partita e ha indovinato il tiro della domenica nel recupero. E’ per robe così che il calcio rimane affascinante, a dispetto di tutti gli addetti ai lavori (giocatori, allenatori, critici, giornalisti) che lo vorrebbero scienza esatta e come tale lo spiegano. Il calcio è troppo legato al caso per essere matematico. E’ diabolico. Basta un ciuffo d’erba rimasto attaccato al pallone o alla scarpa di chi calcia per imprimere al tiro una differenza di traiettoria che all’inizio è di un millimetro, ma si allarga nel cono proiettivo a qualche centimetro, sufficiente per farlo finire sul palo o in rete. Idem per i refoli d’aria. Ogni contrasto genera rimbalzi casuali, che possono favorire o impedire un goal. Ogni deviazione anche minima può trasformare un tiro parabilissimo in uno imprendibile. Allenatori e giocatori fanno il massimo, ma se hanno sfiga le cose a volte vanno male. Non capita sempre, ma capita di certo, e non si sa mai quando. Per quello Oronzo Pugliese buttava sempre una manciata di sale sul campo, prima della partita.

collino@cronacaqui.it

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