BRIVIDI A TEATRO

“Misery” di Stephen King è al Gobetti

Sul palco rivive lo scrittore Sheldon, prigioniero della sua prima fan Annie

Non è semplice restituire la dimensione del thriller a teatro. Se poi il thriller, tratto da un romanzo celeberrimo, è stato anche un film cult applauditissimo, che è valso alla protagonista un Oscar e un Golden Globe, si comprende quanto la trasposizione teatrale possa rappresentare una vera sfida. Il thriller in questione è “Misery” di Stephen King e ad accettare la sfida portandolo sul palco è Filippo Dini. Prodotto dal Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, dalla Fondazione Teatro Due e dal Teatro Nazionale di Genova, “Misery” di William Goldman da questa sera e fino al 15 dicembre prossimo regalerà brividi e suspense al pubblico del Teatro Gobetti di Torino, proprio come è successo con la pellicola di Rob Reiner. A garanzia di questo la riscrittura di Goldman, lo stesso che firmò la sceneggiatura del film. Nel ruolo che fu della pluripremiata Kathy Bates, ovvero la cinica, spietata e folle Annie, è Arianna Scommegna, «che non farà rimpiangere la Bates» assicura Dini. Dini, invece, sarà il James Caan della situazione, ovvero Paul Sheldon, lo scrittore prigioniero di Annie in questa storia di orrore, claustrofobia e follia (sul palco anche Carlo Orlando).

La storia racconta di uno scrittore di successo, Paul Sheldon, diventato famoso grazie a una serie di romanzi la cui protagonista si chiama Misery. A seguito di un incidente automobilistico Sheldon viene salvato da un’infermiera, Annie, la sua prima fan, come si dichiara, che, rifiutando la morte del suo personaggio preferito del romanzo di Sheldon, tiene l’autore prigioniero nella sua casa affinché riscriva la storia di Misery, in un crescendo di orrore. «Stephen King utilizza l’ horror, il thriller per parlare dell’animo umano – sostiene la Scommegna -. Misery è la parte che abbiamo dentro di noi che ci costringe, ci incatena, ci chiude in una stanza e ci obbliga a un atto creativo». E aggiunge: «La cosa che mi ha sorpreso di più di Annie è la variazione emotiva e potente di quello che lei sta vivendo. Un secondo prima è una cosa un secondo dopo è un’altra». E se per Dini “Sheldon” «tra tutti gli scrittori che animano le creazioni di King è il più forte, il più disperato, prigioniero del suo talento e della sua vocazione», Annie, la feroce e implacabile Annie, «non è folle, Annie ama alla follia. Annie è l’esasperazione del desiderio e dell’amore per l’arte». Una donna che incarna il “demone dell’ispirazione”, della fama dell’artista. «Misery – conclude Dini – è una grande opera sul potere magico della narrazione. Ed ecco perché poter portare questa storia in teatro è una grande occasione e un grande privilegio. Perché il teatro è il luogo della magia».

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