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Economia
IL VERTICE Stellantis, Comune e Regione a confronto

Mirafiori, dalla 500e al riciclo di batterie. E ora trema l’indotto

La fabbrica sarà la nuova “casa” dell’utilitaria elettrica. «Ma dovranno essere riqualificati otto operai su dieci»

Da una parte c’è la fabbrica con i suoi 12mila lavoratori di cui 7mila impiegati il cui futuro è tutto da scrivere all’insegna dell’elettrico, dall’altra un indotto che occupa poco meno di un terzo degli oltre 21mila metalmeccanici del Torinese ma rischia di non sopravvivere al superamento dei motori termici. Una transizione che Stellantis dovrà completare entro il 2030 trasformando Mirafiori nella “casa” della 500 elettrica con la possibilità di portare in Italia uno dei due centri di riciclo delle batterie previsti dal gruppo in Europa.

Il primo sarà in Francia, l’altro deve ancora essere assegnato ed è per questo che Comune e Regione, nel confronto con l’azienda, hanno messo sul piatto una variante urbanistica per il recupero degli oltre 3 milioni di metri quadrati non utilizzati dello stabilimento e la disponibilità del Fondo sociale Ue per riqualificare professionalmente gli operai attualmente impiegati tra carrozzerie, presse e assemblaggio. Ma la grossa incognita riguarda centinaia di imprese che orbitano attorno alla produzione degli autoveicoli.

«Sull’indotto Comune e Regione devono assumere una posizione salda, perché Stellantis ha offerto ai propri fornitori solo l’opportunità di essere “competitivi” per continuare a ricevere commesse» commenta il segretario della Uilm, Luigi Paone, dopo il vertice a Palazzo Civico con il sindaco Stefano Lo Russo e il governatore Alberto Cirio, un attimo dopo che questi avevano discusso con il responsabile di Stellantis per l’Europa, Davide Mele, proprio del futuro di Torino in vista dell’incontro che le istituzioni avranno a settembre con l’amministratore delegato Carlos Tavares. Dopo ancora con Unione Industriali e Api.

«Sulla forza lavoro continuano le uscite, noi continuiamo a chiedere assunzioni e ringiovanimento» sottolinea Davide Provenzano della Fim Cisl. «Pensiamo sia giusto candidare Mirafiori per il centro di riciclo delle batterie: gli enti locali pare abbiano un interesse, ma dobbiamo costruire le condizioni perché non capiti come con la Gigafactory. Se si farà lo stabilimento lo vogliamo qui» aggiungono, invece, Giorgio Airaudo e Edi Lazzi della Fiom, senza dimenticare l’aspetto occupazionale e la riqualificazione. Da qui l’idea della Regione di utilizzare le risorse dell’Ue per evitare che la radicale trasformazione della produzione finisca per tradursi in esodi incentivati.

«Se prima avevi bisogno di dieci persone per produrre un motore termico, ora te ne bastano due per uno elettrico. Cosa facciamo fare alle altre otto?» domanda, infatti, il governatore Alberto Cirio, mentre per il sindaco Stefano Lo Russo l’indotto andrà salvaguardato allo stesso modo. «Dobbiamo far sì che questo continui a essere un elemento di forza sul nostro territorio, che è unico al mondo per la presenza di una grande produzione di autoveicoli, fornitori di grande eccellenza e di una formazione che, dalle superiori all’università, può generare le competenze per lo sviluppo industriale della manifattura che è stata e dovrà continuare a essere una delle principali vocazioni».

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