GINEVRA ELKANN

«Il mio sogno di una famiglia perfetta»

Esordio alla regia per la sorella di John e Lapo: «Dirigerlo è stato bello e magico»

Una vita trascorsa tra Inghilterra, Francia, Brasile e Roma. E, da poco più di 10 anni, Torino, dove è succeduta alla nonna Marella in qualità di presidente della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli.

È la produttrice cinematografica Ginevra Elkann, nipote dell’“Avvocato” Gianni Agnelli, figlia di Margherita Agnelli e dello scrittore Alain Elkann e sorella di Lapo e John Elkann, nuovamente protagonista nella città dei suoi avi per il suo esordio alla regia, “Magari”, presentato ieri sera (in seguito all’anteprima al Locarno Film Festival) in occasione della 37ª edizione del Torino Film Festival.

Un film intimo e dai forti accenni autobiografici, basato «sui ricordi e sulla nostalgia» e rivolto «alle fantasie sulla famiglia perfetta che inseguiamo, soprattutto da bambini», ha precisato la Elkann. Che ha trovato, in questo modo, l’opportunità di concretizzare un desiderio, la regia, che inseguiva da quando aveva 14 anni «e di cui ho parlato con la co-sceneggiatrice Chiara Barzini e il produttore Lorenzo Mieli», dando luogo, così, a una pellicola delicata, malinconica e a tratti ironica.

Fil rouge della narrazione è, infatti, il desiderio sussurrato, ripetuto e ossessivo della piccola protagonista, Alma, di assistere al ricongiungimento dei suoi genitori divorziati, cui cerca di contribuire attraverso una serie di curiose preghiere e prove di coraggio. Tentativi che la impegnano sia nel corso della sua quotidianità a Parigi, dove vive insieme ai fratelli Seb e Jean e alla madre francese di fede russo-ortodossa Charlotte, sia in occasione della breve, ma intensa, vacanza natalizia in Italia in compagnia del padre Carlo (interpretato da Riccardo Scamarcio): uno scrittore e sceneggiatore (proprio come Alain, il padre di Ginevra) tanto squattrinato e confusionario quanto magnetico e irresistibile, e sostenuto nel suo lavoro dalla collaboratrice Benedetta (cui presta il volto Alba Rohrwacher).

I personaggi di un film «semplice e felice – ha precisato Emanuela Martini, la direttrice del Tff – e in cui tutti ci possiamo identificare», perché delinea «una famiglia che ha avuto dei problemi e continua ad averne, ma, nonostante tutto, possiede uno sguardo sereno, ossia quello di una ragazzina che osserva se stessa e gli altri componenti del suo nucleo familiare e, al contempo, cresce e continua a sognare».

Un coacervo di emozioni, aspettative e speranze per girare il quale Ginevra Elkann ha atteso, inoltre, «molti anni, ma sono contenta di aver aspettato, perché mi sono poi ritrovata a lavorare in una situazione di grazia».

La medesima nella quale appariva, ieri sera, la regista stessa, elegantissima e visibilmente emozionata e «felice di presentare questo film a Torino» in una sala gremitissima. «Dirigerlo – ha concluso, infatti, la Elkann – è stato molto bello e magico».

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