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Sette anni e sei mesi a un militare per violenza sessuale

«Mi ha struprata a casa», condannato carabiniere

Il 39enne in servizio alla stazione di Mathi ha abusato di una 40enne

Prima ha raccolto la sua denuncia contro il fidanzato violento, poi l’ha accompagnata a casa e l’ha stuprata. Una storia terribile, anche perché il protagonista è un carabiniere, condannato ieri a sette anni e mezzo dal tribunale di Ivrea.

Il procedimento penale di primo grado è stato discusso ieri pomeriggio davanti al collegio dei magistrati eporediesi. L’imputato si chiama Michele Doccini, 39 anni, in servizio presso la stazione di Mathi all’epoca dei fatti. L’episodio contestato al militare, difeso dagli avvocati Bartolomeo Petitti e Emanuela Bellini, risale al primo novembre del 2013.

Ieri il pubblico ministero Ruggero Crupi ha ricostruito nella sua requisitoria la terribile esperienza della quale è rimasta vittima la 40enne. «La donna, quel giorno, si è recata più volte alla caserma di Mathi – ha illustrato Crupi – e l’imputato ha raccolto la denuncia della stessa che diceva di essere vittima del fidanzato che la picchiava e maltrattava».

Secondo le accuse il carabiniere avrebbe accompagnato la donna a casa con il pretesto di sincerarsi che il compagno non la stesse aspettando nella sua abitazione e non reiterasse quindi le violenze denunciate. «Il carabiniere e la donna dopo essersi assicurati dell’assenza del fidanzato di lei – prosegue il pm – sono entrati in casa a quel punto il carabiniere le avrebbe detto “Bene adesso siamo in due, o facciamo sesso o ti bollo più di quello che ti ha bollato l’altro” e l’ha violentata. La donna, come lei stesso ha riferito, ha ceduto, lasciandolo fare, perché quell’incubo finisse il prima possibile». Una vicenda che in qualche maniera ricorda la recente violenza a due turiste a Firenze da parte di altrettanti carabinieri.

Al termine della requisitoria Crupi ha chiesto la condanna del carabiniere a sei anni di pena. I difensori dell’imputato nella lunghissima arringa difensiva non solo hanno puntato sulla dubbia credibilità della vittima, portando gli esiti negativi di altre denunce da lei fatte e del fatto che fosse in cura dallo psicologo, ma anche sostenendo che grazie alle celle telefoniche e alle perizie sulle percorrenze il carabiniere si trovasse molto distante dall’abitazione della 40enne all’ora che lei avrebbe dichiarato essersi consumato lo stupro.

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