DelittoMottura
Cronaca
PIOSSASCO

«Mi hanno distrutto l’esistenza, lo hanno ucciso in un minuto»

Parla Laura, la vedova dell’architetto ammazzato dai ladri nella sua villa

«Èstato tutto velocissimo. Dal momento in cui ho visto due sagome scure davanti alla televisione e sono scappata su, a quando ho trovato mio marito a terra, è passato un minuto e mezzo. Lo avevamo calcolato con i carabinieri. Mi hanno distrutto l’esistenza in un minuto e mezzo». Parla con commozione e compostezza, davanti alla Corte d’Assise, Laura Mai, la moglie di Roberto Mottura, mentre ricorda gli attimi che le hanno stravolto la vita: gli istanti che, tra le tre e le quattro della notte tra l’otto e il nove giugno 2021, sono bastati ai ladri per uccidere suo marito, che aveva 50 anni. Ieri Laura Mai, assistita dall’avvocata di parte civile Arianna Corcelli, è stata chiamata a testimoniare al dibattimento. Fu lei a vedere i ladri per prima, quando entrarono nella loro cascina di via del Campetto a Piossasco, passando da una finestra alta tre metri da terra. «Ricordo – ha detto la donna -che era suonato l’antifurto, erano le 3.40. Io e mio marito abbiamo guardato la app del cellulare: indicava un’intrusione dal lato della strada».

«Pensavamo fosse un falso allarme – ha spiegato rispondendo alle domande dei pm Valentina Sellaroli e Marco Sanini – quindi sono scesa io. Dalla scala ho visto in sala due persone davanti alla tv. Ho gridato: “Ci sono i ladri!”, mentre salivo su. Uno dei due mi ha detto: “Signora, non urli». Mentre la moglie, tornata al primo piano, dal balcone chiedeva aiuto ai vicini, il marito, in boxer e maglietta, scendeva per affrontare gli intrusi. «In quel frangente mentre ero su – ha ricordato la donna – sentivo rumori, cadevano vasi. Quando sono tornata sotto ho visto mio marito accasciato vicino alla finestra del soggiorno. Rantolava. Pensavo che avesse avuto un attacco di panico perché era bianco. Invece era morto». È il 118, dopo che l’ambulanza «si fece attendere», confermano anche altri testimoni, ad accorgersi, con la moglie, della presenza di un foro sul corpo della vittima.

«Aveva le mutande sporche di sangue – ha precisato Mai – ma in quel momento non ho pensato che gli avessero sparato, ma che gli avessero piantato un cacciavite». Il bossolo viene trovato dietro alla porta dai carabinieri, che notano due stecche rotte nell’imposta della finestra. «Mio marito aveva una pistola – ha confermato la moglie – ma non l’ha mai usata. La teneva chiusa in cassaforte». Mottura lavorava come libero professionista ed era specializzato in allestimenti di barche. «Facevamo una vita normalissima – ha detto ieri la moglie Laura – non andavano in vacanza alle Barbados e non avevamo Porsche o Ferrari. Non penso che le persone che ci vedono da fuori credano che siamo milionari. In casa non c’era nulla da rubare: cento euro nel cassetto delle posate».

Non è chiaro perché la banda di albanesi (sono sei gli imputati, di cui due accusati di omicidio) avesse preso di mira la villa. Di certo, c’è un fatto: i ladri (non si sa chi) lì c’erano già stati. «L’antifurto lo avevamo fatto installare – ha spiegato la moglie – perché, tornando a casa una sera, vidi davanti alla finestra quattro uomini, che scapparono. Mio marito non aveva nemici. Era una persona molto buona e giusta. Quanto gli è accaduto non lo è».

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