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Buonanotte

Quando mi facevo le piste

Quest’anno niente mare. Per un torinese con casa in Liguria è quasi una bestemmia, eppure doveva arrivare, prima o poi, questa latitanza assoluta dai riti balneari e dal caos ferragostano. Torino e i miei libri, il lavoro per il giornale, gli amici, le cantate in bocciofila, il fresco della collina, mi sono sembrati più distensivi. Però ricordo, per anni e anni, il rito dell’ultimo bagno. L’anno scorso fu insieme il primo e l’ultimo: uno solo. Quest’anno niente. Un’altra cosa della spiaggia che ricorderò sempre con nostalgia è la pista delle birille. Quelle birille grosse, metà di plastica colorata e metà trasparenti, con in mezzo la foto dei ciclisti. Ho passato giornate intere a giocarci, da gagno, e anche da “grande”. E non facevo la pista all’ultimo momento, trascinando per i piedi un amico seduto nella sabbia asciutta. La facevo sul bagnasciuga, nella sabbia umida. Era un cantiere. Chi portava la sabbia bagnata, chi scavava, chi appiattiva… Io dirigevo. Erano circuiti spettacolari, perfettamente lisciati, con rettilinei, muretti, curve paraboliche, salite, tunnel, funghi tipo flipper, ponti, montagne con la rampa elicoidale e il buco in cima che risputava le biglie sotto… Si fermavano tutti, a vederli. E i soliti vandali li calpestavano di notte obbligandomi a restauri mattutini. Ma la soddisfazione era che i gagni del mio bagno e di quelli vicini mi aspettavano al mattino per partecipare almeno a una corsa. Da bòcia giocavo (ero un “Vasco ” della stecca), da “grande” arbitravo. Mio figlio, bravo come me, ha le foto. Ecco: mi piacerebbe che fra tanti anni, ritrovandole, dicesse ai suoi nipoti «queste erano le piste di sabbia per cui bisnonno Manlio era famoso».

collino@cronacaqui.it

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