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L’inserimento in extremis nella manovra finanziaria 2022 del “decreto salvacalcio” puzza. Non è un’erogazione di fondi a perdere né un condono, ma solo una dilazione in 60 rate al tasso del 3% dei debiti fiscali delle società calcistiche (Irpef e contributi per 890 milioni), ma si tratta pur sempre di un grosso favore fatto a una categoria che non brilla certo per oculatezza di gestione e parsimonia. L’alternativa, però, era perdere gran parte di quei crediti facendo fallire parecchie società di serie A e B, già costrette negli ultimi anni ad acrobazie contabili per aggiustare i bilanci, tra le quali il ricorso massiccio al trucco delle false plusvalenze. Adesso vedremo se questo trucco finirà, e se le società “salvate” righeranno dritto o continueranno nella folle gara agli acquisti-urlo e agli ingaggi milionari. Il salvacalcio, di cui ad esempio non beneficerà il Torino che ha i bilanci a posto, toglie comunque credibilità ai nostri campionati, dove chi trassa alla fine la scampa. E a proposito di questo doping finanziario, Moggi (radiato dalla Figc, e azionista emblematico) è intervenuto l’altro giorno all’assemblea della Juve, dove ha lodato apertamente Agnelli e gli ha donato coram populo una chiavetta usb contenente tutte le intercettazioni su calciopoli e i suoi segreti in proposito. Strano gesto. È come se al processo a dell’Utri per le connessioni Stato-mafia un ex condannato per quel reato si alzasse a parlare offrendo a Dell’Utri una chiavetta con tutti i suoi segreti sull’argomento. Come a dire “prendi e leggi: se ti condannano, qua ce n’è quanto basta per portare con te all’inferno parecchia gente”. Sarà questo il motivo per cui è stato varato in fretta e furia il salvacalcio?

collino@cronacaqui.it

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