Messaggi e vandali

Si dice che anche i muri hanno orecchie. Quel che è certo è che a volte parlano. Sì, i muri ci parlano. E’ il titolo che abbiamo scelto per il servizio che inaugura il nuovo spazio del nostro giornale che abbiamo chiamato “L’album”. Potete vederlo anche come una “storia” sui social network, perché lo scopo è proprio quello di raccontare, con molte immagini, gli aspetti della Torino che cambia, che lotta contro il degrado, che vive ogni giorno. Siamo partiti dai muri che parlano, appunto. E certe volte raccontano delle storie. Vi è mai capitato di vedere certe scritte, cui poi si sovrappongono “correzioni” o persino risposte? Ce n’è una singolare, per esempio, in corso Principe Oddone: «Chi siamo quando nessuno ci guarda?». E qualcuno aveva anche risposto, con una vernice e una grafia diverse. Alla fine si poteva considerare quasi uno scambio di messaggi su una lavagna, c’era una sorta di poetica. Poi c’è chi si è preso la briga di scarabocchiare tutto e renderlo illeggibile. Paradossale, no? Vandali che colpiscono altri vandali. Perché, a essere sinceri, nella maggior parte dei casi i muri parlano proprio male, parlano «sporco» direbbe qualcuno. Eh sì perché le opere dei veri writer sono cosa ben rara, con buona pace degli emulatori di Banksy. Per tacere delle imprese di antagonisti e anarchici a ogni manifestazione. Una domanda: è proprio così complicato pulire? E non intendo dire che debba farlo ogni singolo condominio, perché poi ci si stufa di pagare per veder vanificato il tutto al primo passaggio di un ragazzotto armato di spray e disarmato di neuroni. Ci si rassegna ma senza mettersi il cuore in pace. Anche questo è un messaggio che arriva dai muri.

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