Stalin
Buonanotte

Memoria esclusiva

Mai un articolo, mai un servizio a ricordare nella “giornata della memoria” che tra i dieci milioni di vittime delle purghe staliniane ci furono ben 500mila ebrei. “Un’intera generazione d’ebrei ha trovato la morte nelle prigioni sovietiche, nei campi, in esilio”, ha scritto Julius Margolin, detenuto in vari gulag dal 1940 in poi. Ai compagni che s’indignano ancora oggi per le leggi razziali fasciste, ricordo che l’Urss fece chiudere tra il 1934 e il 1939 quasi tutte le istituzioni culturali ebraiche, comprese 750 scuole. Tutti i dirigenti ebrei dei tre stati baltici, della Polonia orientale, della Bessarabia e della Bucovina (annessi da Stalin tra il ’39 e il ’40) furono spediti in Siberia, e le istituzioni ebraiche chiuse. Dei quasi 500mila ebrei deportati in Siberia da quelle regioni, molti morirono durante il viaggio, e gli altri nei gulag.

Nel marzo ‘44, scrisse Ilya Ehrenburg, erano già stati sterminati un milione e mezzo d’ebrei sovietici, ma dopo la nascita d’Israele (1948) Stalin presentò al Comitato Centrale un vero e proprio piano d’epurazione. Tutti gli ebrei dell’Urss dovevano essere deportati in campi a est degli Urali, perché “l’entusiasmo degli ebrei russi per Israele era una sfida intollerabile al sovietismo, teso a sfruttare le animosità arabe contro l’occidente”(François Fejtö). Solo la morte del dittatore comunista, nel 1953, impedì che l’olocausto rosso pareggiasse quello nero con lo sterminio di tre milioni di ebrei, per i quali erano già pronti i carri bestiame. Poche righe, queste mie. Una puntura di zanzara, confronto al fiume di manifestazioni, eventi, proiezioni e programmi tv dedicati solo alla Shoah. Ma sempre meglio del silenzio.

collino@cronacaqui.it

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