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IL COMMENTO

Meluzzi: «La metafora di una battaglia che riguarda tutti»

Negli stadi l’emozione di ciascuno diventa collettiva, forse per questo consideriamo la lotta di Mihajlovic come una sfida comune

La capacità di soffrire nello sport come nella vita è frequentemente sinonimo della forza e della volontà di vincere. Non sempre la vita è un momento di puro successo, spesso è una salita o una scesa nella quale come in certi attimi, i più duri, vien voglia di lasciarsi andare. È quello che un grande addestratore di uomini, e quindi di anime, come Mihajlovic, ha avuto la dolorosa necessità di sperimentare su se stesso.

Nella nostra epoca, a torto o ragione, la diagnosi di cancro, in questo caso leucemia, un cancro del sangue, corrisponde ad una richiesta estrema di senso della vita. Al di là dei numeri, continua ad essere una malattia che ci costringe a ragionare sulla vita, sulla sua fine ma anche sul suo fine, inteso come finalità e sul suo inesorabile timer. Proprio per questo, la vicenda di questo grande uomo di azione e di pensiero appare la metafora di una battaglia che riguarda tutti. Così come negli stadi l’emozione di ciascuno diventa quella condivisa di tutti, forse per questo consideriamo la lotta di Mihajlovic come una battaglia comune.

Non è solo un problema di valore, di sopportazione e di coraggio ed è anche un messaggio dato a tutti: lottare sempre e non arrendersi mai. Il nostro tempo è un’epoca in cui persone anche giovanissime, che godono di un’ottima salute del corpo, non sembrano avere la voglia di tutelare e valorizzare le proprie vite. L’esempio di quest’uomo maturo, che lotta con efficacia per tornare al comando della propria nave, trasmette un senso archetipico di forza e di responsabilità. I medici sanno bene quanto questa disposizione del cuore e della mente rappresenti un fattore fondamentale della prognosi di malattie potenzialmente molto gravi.

Non è soltanto la voglia di guarire che in fondo tutti hanno e abbiamo ma il desiderio di tenere la barra del timone nella direzione della vita, che è un valore assoluto. Lo sport è originariamente proprio questo: fatica e impegno che si fanno bellezza, armonia e sviluppo a partire dal sacrificio che è sacrum facere, cioè fare il sacro, senza cui le speranze di poter tornare in campo si affievoliscono. E quel campo per il nostro amico è la vita stessa, quella che non abbiamo comprato ma ci è stata donata, custodendola con coraggio fino ai suoi esiti estremi, quali che siano.

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