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INTERVISTE AI LEADER

Meloni vuole Torino: «Non esistono più fortini inespugnabili»

Parla Giorgia Meloni

Il fortino di Asterix è sotto attacco. La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, non ci sta a sentirsi dire che Torino è un capoluogo dove la destra, alle urne, non ha mai sfondato. I tempi sono cambiati. E lo si percepisce chiaramente fuori dai cancelli delle fabbriche. Memore poi del calore ricevuto dalla piazza di martedì scorso, Meloni scommette sul ribaltone anche nel capoluogo Piemontese, in nome del cambiamento.

È scaramantica? Tutti i sondaggi la danno in testa da settimane. Lei come si sente?

«Al momento i sondaggi indicano in Fratelli d’Italia il primo partito. È un dato che fa piacere ma contano solo i voti veri e il risultato che decreteranno le urne. Certo, sono ottimista, registro grande entusiasmo tra i cittadini e le nostre manifestazioni, da Nord a Sud, sono sempre molto partecipate. Ma guai a darla già vinta perché l’ultima parola spetta sempre agli italiani. Noi ci impegneremo fino all’ultimo giorno per far conoscere le nostre proposte per il futuro della nazione».

A Torino è stata accolta con grande calore. Pensa di portare a casa un buon risultato anche in quello che è sempre un fortino della sinistra?

«È stato molto emozionante vedere Piazza Carlo Alberto gremita di cittadini che sventolavano il tricolore e le bandiere di Fratelli d’Italia. Sono convinta che anche a Torino sia una forte volontà di cambiamento. Fortini e roccaforti non esistono più e Fratelli d’Italia lo ha dimostrato, guidando il centrodestra alla vittoria in città ritenute inespugnabili. Crediamo davvero di poter intercettare e rappresentare questo desiderio, offrendo risposte a chi per anni non le ha ricevute dalle amministrazioni di centrosinistra che si sono susseguite negli anni. Penso ad esempio all’emergenza sicurezza, che affligge in particolare le periferie torinesi, a partire da Barriera di Milano. Ma anche a tanti altri temi su cui la giunta Lo Russo è in perfetta continuità con quella Appendino. A Torino, come nel resto del Piemonte, abbiamo una classe dirigente molto capace che sta dimostrando nei fatti il proprio valore».

I suoi detrattori dicono che è anti femminista, che non pensa a politiche che favoriscano le donne che lavorano, ad esempio. Da donna a donna, è così?

«Da giorni si susseguono surreali appelli di presunte femministe che si affannano a dire: “Non votate la Meloni perché toglierà diritti alle donne”. Poi se viene chiesto loro quali sarebbero i diritti che io vorrei cancellare non sanno cosa rispondere. La verità è che non accettano l’idea che una donna di destra possa diventare Presidente del Consiglio e dimostrare così che le battaglie che hanno condotto a sinistra in questi anni erano solo di facciata, e poco più. La destra ha sempre creduto nel merito, mentre a sinistra hanno preferito accettare le “concessioni” di posti o quote da parte dei leader maschi, come ha fatto il segretario del Pd Enrico Letta con la sostituzione d’imperio dei capigruppo e l’indicazione di due donne. Se anche in Italia avremo un premier donna sarà possibile rompere quel “tetto di cristallo” che ora impedisce alle donne di emergere ad ogni livello e in ogni campo. Sarà una svolta».

Parliamo di lavoro. Cosa direbbe ai tanti trentenni che vivono ancora a casa dei genitori, non potendosi permettere una casa propria?

«Che se Fratelli d’Italia e il centrodestra andranno al governo della nazione lo Stato sarà al loro fianco con proposte concrete ed efficaci. Penso ad esempio alla nostra proposta di destinare maggiori risorse al Fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie di lavoratori precari. Una misura che ho introdotto da Ministro della Gioventù ma che i governi che si sono succeduti in questi anni hanno progressivamente svuotato e reso sempre più debole. Più in generale ai giovani vanno garantiti assicurati una formazione adeguata e un lavoro vero affinché non espatrino e non rimangano inattivi. E servono politiche strutturali a sostegno di famiglia e natalità per rispondere al desiderio di genitorialità».

Ddl aiuti. Ha interrotto la campagna elettorale per essere in aula. Quali misure ritiene utile per affrontare il caro bollette?

«Abbiamo scelto di essere al nostro posto in Parlamento perché difendere gli interessi degli italiani ha la priorità su tutto, anche su una campagna elettorale importante e decisiva come questa. Sul caro energia è necessario innanzi tutto contrastare le speculazioni, fissare un tetto al prezzo del gas in sede europea e disaccoppiare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas. Quest’ultima è una misura che si può fare anche a livello nazionale e che può avere un effetto immediato sulle bollette. E poi sono necessari anche meccanismi di credito d’imposta e interventi diretti mirati, anche utilizzando le risorse derivanti da tassazione degli extra profitti delle società energetiche. E per rispondere a situazioni di particolare difficoltà economica è necessario introdurre delle “utenze di sussistenza”, ovvero un livello minimo di energia elettrica e gas garantito anche in caso di morosità. Sul medio-lungo periodo, invece, bisogna continuare sulla strada della diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico dall’estero, serve rilanciare la produzione nazionale sfruttando appieno le risorse presenti sul nostro territorio e dare un impulso decisivo alla realizzazione delle infrastrutture energetiche. Se sapremo giocarci bene le nostre carte avremo la possibilità di diventare davvero l’hub europeo dell’energia».

Si torna a parlare di morti in mare, lei è convinta che il blocco navale possa migliorare la situazione nel Mediterraneo?

«Certo, credo che sia l’unica soluzione possibile per fermare le partenze e la tratta di esseri umani. Fratelli d’Italia propone una missione europea in accordo con gli Stati del Nord Africa per fermare, insieme a loro, la tratta di esseri umani e istituire in territorio africano hot spot gestiti insieme all’Unione europea, dove vagliare le richieste di asilo e distinguere chi ha diritto alla protezione internazionale da chi quel diritto non lo ha. L’errore più grande sarebbe continuare a sovrapporre, come ha fatto e continuerà a fare la sinistra, il piano della gestione dei flussi migratori con quello della dovuta protezione che va data ai profughi. Un approccio che mina la credibilità italiana in Europa. Affermare in maniera chiara che in Italia si entra solo legalmente è un segnale che rafforza la nostra credibilità internazionale».

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