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Medaglie e muraglie

Prima che Jacobs e Tamberi stupissero tutti vincendo due fra i più preziosi ori olimpici (100 piani e salto in alto) queste olimpiadi stavano fluendo nella distrazione generale, con sottofondo di mugugno di chi le definiva già un flop. Invece no. Il vero flop stavolta l’hanno fatto gli schermidori. Eravamo stati abituati troppo bene da loro. Il nostro bottino nelle ultime quindici (almeno) olimpiadi è sempre stato di una trentina di medaglie, ma molti ori e argenti arrivavano sempre dalla scherma. Anche mia sorella Consolata vinse l’argento di fioretto nel ’76 a Montreal. Intorno ad esse, diverse di volta in volta, splendevano medaglie preziose (i 200 di Berruti, i tuffi di Di Biasi e dei Cagnotto, gli anelli di Chechi, la sbarra di Cassina, le vasche di Pellegrini, Fioravanti e Paltrinieri, la pallanuoto maschile e femminile, i remi degli Abbagnale, le pagaie di Rossi e Bonomi, le bici di Baldini, Zanin, Vianelli, Casartelli e Bettini su strada e di Gaiardoni e Pettenella su pista, la marcia di Schwatzer, le maratone di Bordin e Baldini, e scusatemi i dimenticati) con contorni graditi in sport meno seguiti (tiro, arti marziali, arco, vela, pesi, ippica, lotta…). Stavolta è mancata la scherma, ma noi ci distraevamo già dal presunto flop con le polemiche extra-sportive. Applausi alla pallavolista Egonu (perfetta per i maniaci del politicorretto: è nera e lesbica) per aver gridato “vattela a pijà ‘nter culo” a un’avversaria, e sdegno per Fognini (troppo scontato: è bianco, etero e bello) per essersi autoinsultato (“sei un frocio”) dopo un errore. Come vedete, la legge Zan s’infila ovunque. Se alle Olimpiadi ci fosse la specialità “ipocrisia politica” vinceremmo sempre l’oro.
collino@cronacaqui.it

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