mascherine (truffa)
Cronaca
EMERGENZA E BUSINESS

Maxi truffe alla sanità su camici e mascherine: al via i primi processi

Già fissate le udienze per tre cause davanti al tribunale civile. Ma alcune società “fantasma” sono difficili da stanare

Mascherine e tute protettive pagate in anticipo e mai consegnate. Scatoloni che arrivano, ma con merce diversa rispetto a quella che si aspettano negli ospedali. E’ marzo dell’anno scorso. I medici e gli infermieri lavorano senza protezioni, coprendosi il naso con lo Swiffer e le mani con i guanti per lavare le stoviglie. Intanto il virus morde, la curva dei contagi continua a salire. E mentre l’Italia cerca di prendere le misure del nuovo mostro che giorno dopo giorno fa una strage, c’è chi si frega le mani. Perché emergenza, come sempre, fa rima con business. E il Covid – oltre che una disgrazia – è un grosso affare. Così, nel grande caos che travolge la nostra sanità nella primavera del 2020, qualcuno ne approfitta per arricchirsi. Firmando contratti a cinque o sei zeri onorati soltanto da una parte.

I nodi, però, a volte vengono al pettine. E mentre i pubblici ministeri Elisa Buffa e Giovanni Caspani continuano a indagare coordinando le inchieste penali, si mette in moto la giustizia civile, dove sono già state fissate le prime udienze davanti alla sezione Imprese. Le cause sono quelle instaurate, come richiesto dalla Asl To3, dall’avvocato Andrea Castelnuovo contro altrettanti fornitori che non hanno consegnato la merce, o ne hanno consegnata di diversa rispetto a quella pattuita.

Si parte tra qualche settimana, la controparte cui la Asl chiede i danni in questo caso è la Team srl di Roma, società di trasporto mobili (sic) da cui la To3, in veste di centrale acquisti dell’Unità di Crisi, il primo aprile del 2020 compra per 10.431 euro 900 mascherine mai consegnate. L’11 giugno scorso, per questa vicenda, è stata presentata una querela, la procura – con i sostituti del gruppo coordinato dall’aggiunto Enrica Gabetta – ha aperto un’inchiesta. Come andrà a finire si vedrà. L’obiettivo, in civile, adesso è quello di recuperare i soldi perduti, anche se la società pare non avere una sede e il legale rappresentante cambia di continuo residenza.

La seconda a essere chiamata in causa è “Industria Farmaceutica Italiana srl”, da cui la Asl acquista in estrema urgenza 50mila mascherine FFp3. Anche in questo caso il pagamento è anticipato come è concesso fare dal “Cura Italia”. E parte il bonifico da 396.500 euro. Ma poi la società scrive al compratore, scusandosi, dicendo che il prodotto non è più disponibile. E la Asl – che come tutte le altre in quel periodo ha bisogno di qualunque cosa, purché arrivi, e arrivi in fretta – accetta un “cambio merce”. Il nuovo accordo prevede la consegna di tute protettive di classe III tipo 5/6, il 27 maggio ne arrivano 13mila. All’appello ne mancano 16.545, per un totale di 181.997 euro, ma la diffida a provvedere del 21 agosto non ha seguito. Adesso la Asl (che nel frattempo ha incaricato Castelnuovo di presentare una denuncia in procura) chiederà i danni e la restituzione di quanto pagato. Tanto, ma comunque meno di quanto “bonificato” alla Unmanned procurement Ltd, che in cambio di un milione di euro si era impegnata a far avere alla Asl 350mila mascherine. Nella cifra sono compresi i costi di trasporto espresso a Malpensa, oltre alle spese doganali. Ma le mascherine non arrivano, per molto tempo, fino a quando non verrà fatta una consegna di prodotti che però non corrispondono a quelli richiesti. La battaglia legale, anche in questo caso, si svolgerà davanti alla prima sezione imprese.

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