caf via fratel teodoro
Cronaca
IL CASO

Maxi truffa sul reddito di cittadinanza: 1,4 milioni di euro regalati a 314 romeni

Ai domiciliari la dipendente di un patronato. La Finanza indaga sulla posizione di altre 3mila persone

«Sì Valentina pazienza, da quattro mesi io faccio soldi, tu fai soldi e le persone vogliono una parola sicura: se tu dici tre e mezzo, va bene tre e mezzo. Quanto vuoi per una pratica?». Sarebbe stata, secondo la gip Francesca Roseti, «un’organizzata filiera illecita» quella che assegnava i redditi di cittadinanza agli stranieri che non ne avevano diritto. Solo a Torino, dai Caf dove gravitavano gli indagati, in via Fratel Teodoreto e in via Marchese Visconti, ne avrebbero beneficiato – indebitamente – in 314. Cifra a cui vanno aggiunti i “biellesi”, centinaia di senegalesi in Italia da meno di dieci anni che misteriosamente, anziché rivolgersi a un Caf di Biella, prendevano il treno e scendevano a Porta Nuova facendo la fila, per una pratica, al Caf gestito dalla principale indagata, Valentina Rosita Grande, di San Francesco al Campo. Da due giorni la donna, difesa dall’avvocato Cesare Carnevale, è ai domiciliari. Per lei – per il marito e per tutti gli altri indagati – il pm Giovanni Caspani e l’aggiunta Enrica Gabetta avevano chiesto il carcere. La gip ha ritenuto che non fosse necessario: il marito è rimasto a piede libero e per i quattro principali indagati rumeni (gli intermediari delle truffe, che non si trovano) la giudice ha stabilito l’obbligo di firma. L’inchiesta, svolta dal primo nucleo operativo metropolitano della Guardia di finanza di Torino, è ampia: sono tremila le pratiche sospette. E per la prima volta in un caso del genere la procura contesta tra i reati la corruzione. L’indagata, scrive la gip, si sarebbe fatta pagare per rilasciare le pratiche agli stranieri. Lei, interrogata, ha negato: «Pagavano solo la tessera del patronato». Agli atti, ci sono le dichiarazioni di vari testimoni. «La Grande percepisce per ogni pratica 25 euro – afferma uno – a fronte di una una tessera di affiliazione al patronato che dà al cliente. Preciso che per ogni connazionale che porto presso il patronato della Grande, la stessa chiede oltre al prezzo di affiliazione un compenso ulteriore per le pratiche che svolge come 25 euro». La normativa però, non prevede alcun compenso né tesseramento al Caf che si occupa dei redditi di cittadinanza. L’ammontare della maxi truffa sfiora 1,4 milioni di euro (ma la cifra potrebbe crescere di parecchio). Soldi “dirottati” dalle tasche di poveri e disoccupati a quelle di cittadini rumeni e senegalesi. «Su 280 soggetti soltanto 28 avevano dichiarato di risiedere in una zona coperta dal patronato del quale si sta discorrendo», sottolinea la gip, rilevando tra le anomalie che «129 stranieri avevano dichiarato di avere la residenza in via della Casa Comunale 3, luogo notoriamente dedicato dal Comune alla residenza virtuale di individui». Molti “beneficiari” delle pratiche, in Italia, non ci avrebbero mai messo piede. Grande, secondo l’accusa, avrebbe inoltrato le richieste al portale Inps. «In particolare – spiegano dal comando della Finanza – avrebbe predisposto e trasmesso, utilizzando documenti e dichiarazioni ritenute false, le istanze pur in assenza del requisito della residenza per almeno 10 anni sul territorio nazionale (di cui gli ultimi 2 anni in modo continuativo)». All’indagata sono stati sequestrati beni per 7.850 euro. «La mia assistita ha risposto all’interrogatorio e ha cercato di chiarire la sua posizione», dichiara l’avvocato difensore Carnevale. «Ritiene il giudice – è la conclusione dell’ordinanza – che la Grande non solo era perfettamente a conoscenza della falsità della dichiarazione sul punto effettuata dai richiedenti, ma era proprio il punto di riferimento di numerosissimi cittadini stranieri».

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