IL CASO

Maxi sequestro delle “super mascherine” acquistate da tribunali e forze dell’ordine

Indagine per frode. La Finanza, che le aveva comprate, mette i sigilli a 269mila pezzi della Diastar

Fonte: Depositphotos

L’inchiesta è una delle tante per frode in commercio aperte negli ultimi mesi dai pubblici ministeri che si occupano di Covid, ma nei corridoi del Palagiustizia non si parla d’altro. Perché l’oggetto del maxi sequestro eseguito il 4 novembre sono mascherine dello stesso tipo di quelle distribuito ai giudici e ai pm. Acquistate, come hanno fatto una lunga serie di enti, perché ritenute particolarmente s i cure. Non soltanto dall’azienda che le donò, tra gli altri, ai bambini del Regina Margherita. A metterle sul mercato, la “Diastar Group”, società di Grugliasco specializzata in frese diamantate per il settore dentale che a marzo ha deciso di convertire parte della propria produzione realizzando dpi dotati di una speciale membrana interna di particelle d’argento che promettevano una potente azione biocida. Azione che non è in discussione. E neppure la capacità protettiva, riconosciuta pure da alcuni medici. Il problema che ha portato all’apertura dell’indagine coordinata dal pm Francesco La Rosa e all’iscrizione sul registro degli indagati della legale rappresentante della società, sta piuttosto nel foglietto illustrativo, dove si dice che la mascherina può resistere a 50 lavaggi.

+++ CONTINUA A LEGGERE IL GIORNALE IN EDICOLA OGGI +++

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single