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IL REPORTAGE. I posti Covid sono diventati 229 su 410

Mauriziano al collasso. «È peggio che a marzo e siamo oltre il limite»

Otto sale operatorie su dieci diventeranno rianimazioni. «Tra poco faremo fatica a garantire tutti gli interventi»

L’ultimo giorno di ottobre, Roberto ha legato sul cancello del Mauriziano una rosa rossa con un biglietto scritto in stampatello maiuscolo, finché la mano non ha cominciato a tremare nel firmarlo. «Ora vai in cielo, ti amo». Poche parole per dire addio alla mamma, quelle che non lei non ha sentito pronunciare dalla voce del figlio e che non leggerà, perché morta nel letto di un grande ospedale al tempo del Covid. Sola, perché il virus ha ripreso a galoppare anche in questi corridoi e fa paura, nonostante si percepisca un’aria di calma apparente che inquieta ancor di più. A fronte dei 205 posti letto riservati al Covid su 410, come previsto dalla Regione, quelli convertiti sono già 229. Otto sale operatorie su dieci diventeranno rianimazioni. Numeri che amplificano il terrore. «Forse è anche peggio della primavera scorsa, basta guardare al numero dei morti che comincia a crescere» confessa un infermiere mentre mescola lo zucchero nel caffè, cercando di ritagliarsi un minuto di pausa dopo aver gettato via per l’ennesima volta guanti, calzari, mascherina, copricapo e tuta protettiva. Alle sue spalle c’è uno dei reparti Covid approntati per le cure subintensive, dove il giorno prima si riparavano femori: l’ortopedia. Le porte restano blindate fino all’arrivo di una barella, poi un’altra e un’altra ancora. «Stiamo facendo di tutto e di più per garantire gli interventi urgenti e quelli oncologici, ma in queste condizioni sarà sempre più difficile, finiremo per garantire solo quelli salvavita.

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