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Cronaca
IN AULA La requisitoria del sostituto procuratore Colace

Massimo della pena per “mister” Eternit: «Merita sette anni»

Imputato per le ultime due morti a Cavagnolo: «Fu un disegno lucido, non merita attenuanti»

Il sostituto procuratore Gianfranco Colace lo ammette all’inizio della sua requisitoria: per lui, parlare di amianto in un’aula di tribunale e chiedere una condanna per l’imputato di sempre, Stephan Schmidheiny, assomiglia a un tragico déjà vu. Significa riavvolgere un nastro che nel martirio lega Casale Monferrato a Cavagnolo e sul quale sono incise storie di morte, di tumori devastanti, di agonie indicibili, di terre avvelenate. Per questo e per quel «disegno lucido e preordinato che anteponeva i profitti di un’azienda alla salute dei suoi operai», il patron dell’Eternit merita la pena più alta prevista dal codice: sette anni di carcere per omicidio colposo aggravato dal mancato rispetto delle regole in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

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