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L’ARTISTA

Mario Biondi: «Sono romantico, non temo i sentimenti»

Il cantante siciliano chiuderà venerdì 5 agosto le date di Monfortinjazz di Alba con il suo live. In programma presso l’auditorium Horszowski i brani dell’ultimo album e i grandi classici

È la voce black per eccellenza della musica italiana. Mario Biondi chiuderà venerdì 5 agosto, dalle 21,30 (biglietti a 55 euro), l’edizione 2022 di Monfortinjazz. Il crooner siciliano è atteso negli abituali spazi dell’auditorium Horszowski di Monforte D’Alba con i brani dell’ultimo album, intitolato “Romantic”, esatto, proprio come lui, nove figli con tre amori diversi. Prima del ritorno tra le colline piemontesi, l’artista nato a Catania nel 1971, all’anagrafe Mario Ranno, confida sensazioni ed emozioni.

Mario Biondi, l’ultimo dei romantici. È così?
«Mi rivedo in questa definizione, penso possa andare bene per me. Barry White, l’artista al quale mi ispiro, era orgoglioso pensando a quanti amori, quante avventure sbocciate e anche a quanti figli sono nati ascoltando le sue canzoni. Per quanto mi riguarda, non ho mai badato particolarmente a questo aspetto, non ci ho pensato seriamente. Credo però che, se succedesse anche a me una cosa del genere, ne andrei sicuramente fiero. Chissà, forse qualche volta è capitato anche, magari proprio durante i concerti. Sinceramente me lo auguro. Non bisogna aver paura dei sentimenti».

Cosa si aspetta dal concerto?
«Non è la prima volta che partecipo a Monfortinjazz. Torno sempre molto volentieri in queste zone del Piemonte, anche per motivi non professionali: buon vino, buon cibo e un pubblico molto attento sempre ben disposto all’ascolto. Non potrei chiedere di meglio e, anche per questo motivo non vedo davvero l’ora di salire sul palco».

Cos’è per lei la voce?
«Un tramite per comunicare e condividere emozioni, una sorta di medium tra me e il pubblico che lascia trasparire quello che c’è di più profondo nell’animo umano. È una cosa difficile da descrivere a parole. Si tratta di un’esperienza incredibile, che sfiora il soprannaturale. La voce è un dono di natura che va curato ed allenato continuamente».

Una canzone che non può mancare in scaletta?
«Senza subbio dico “This is what you are”, il brano che mi ha fatto conoscere al grande pubblico, aprendomi le porte verso il successo. È un canzone che amo molto e riesce ancora a darmi grandi emozioni, ogni volta che mi capita di cantare questa canzone. Ho un buon rapporto con il mio passato professionale».

C’è un’esperienza professionale che vorrebbe ancora fare?
«Non saprei dire. La musica mi appaga a sufficienza».

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