Maresciallo
Cronaca
LA TRAGEDIA

Maresciallo ucciso da una valanga. La moglie: «Ti amerò per sempre»

Dopo tre giorni di agonia, Giovanni Andriano non ce l’ha fatta ed è spirato nella serata di ieri

Si è spento ieri Giovanni Andriano, 49 anni, l’istruttore dei carabinieri che è stato travolto da una valanga in Val Chadul (Bolzano) martedì scorso. Dopo ore di lotta nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Maurizio di Bolzano, è spirato dopo essere stato dichiarato clinicamente morto qualche ora prima: «È stato un lentissimo e doloso addio». Originario di Torino e guida alpina, nel 2015 si era trasferito in Val Gardena dove viveva con la moglie e il figlio.

La slavina ha travolto il militare mentre si stava esercitando assieme a due colleghi istruttori di scialpinismo. Andriano si trovava in testa al gruppetto quando è stato avvolto dalla massa nevosa che si è staccata a circa 150 metri sopra di lui e che lo ha colpito e trascinato per una decina di metri. I due commilitoni, che non sono stati travolti dalla valanga, hanno subito chiamato i soccorsi. Andriano è stato trasportato con l’elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites all’ospedale San Maurizio di Bolzano. Aveva riportato un grave stato di ipotermia per essere rimasto a lungo al gelo: la sua temperatura era di 25 gradi al momento dell’estrazione.

L’agonia è terminata nella serata di ieri. Al capezzale, accanto al maresciallo dei carabinieri c’era la moglie Angela Benvenuti, che da martedì scorso non ha mai lasciato l’ospedale e ieri, dopo il decesso del marito, ha scritto su Facebook: «Gianni, ti amerò per sempre». Proprio alla moglie il maresciallo aveva dedicato la “Via Angela” sulla parete Est del “campanile Gardeccia” delle Dolomiti.

«La parete est è poco visibile perché incassata nel grande canalone che divide il Campanile dallo Zoccolo della Selvaggia – aveva scritto Andriano sui social -. La Via Angela percorre i punti più belli della parete, ricercando la logica, ma anche la roccia migliore. Nel complesso una via meritevole in ambiente straordinario e solitario. Le soste sono attrezzate a spit, mentre lungo la via sono state usate protezioni tradizionali, dove è necessario avere un po’ di esperienza per posizionare le protezioni. La via è stata dedicata ad Angela Benvenuti, mia compagna di vita».

La ferale notizia è giunta a Torino quando i suoi colleghi dell’Arma già cominciavano a sperare: «Abbiamo creduto al miracolo, anche perché Giovanni era un atleta e aveva un fisico robusto, purtroppo dobbiamo rassegnarci. Perdiamo qualcuno che è molto di più di un collega e di un amico. Quando era a Torino è stato un esempio di dedizione al servizio. Diceva sempre che bisogna “guardare il alto, oltre l’orizzonte”. Per lui ciò che più contava, erano le prospettive, nella vita, come nel lavoro», ha dichiarato nella serata di ieri un sott’ufficiale dell’Arma che aveva svolto numerosi servizi insieme alla vittima.

Numerose le condoglianze e le dimostrazioni d’affetto di parenti, amici o semplici conoscenti che hanno voluto dedicare un pensiero. «Abbiamo tutti sperato in un miracolo che purtroppo non c’è stato», scrive una cugina «con il cuore a pezzi». Un dolore che attraversa l’Italia toccando i molti luoghi dove Andriano ha vissuto e prestato servizio. Un lutto profondo anche per tutto il comando generale dell’Arma.

Andriano era guida alpina certificata e aveva strutturato anche un’attività chiamata “Emozioni Alpine”. Un amore vero e sconfinato per la sua montagna. Nell’ottobre scorso era tornato sul Mur de Pra in Vallunga a due anni da una brutta caduta. Voleva aprire una linea a sinistra della via Franz di Mauro Bernardi e non ha mai dimenticato quella sfida. Ne è nata una bella linea a sette tiri battezzata “Il Pelandrone”. Una delle tracce indelebili che ha lasciato di lui, «nei cuori e in quota».

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