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IL RITORNO DI ALESSIA

Marcuzzi, l’addio a Mediaset e il bello della famiglia-tribù

Novità in vista per l’amatissima conduttrice

Tornerà in prima serata su Rai 2 il prossimo turno con “Boomerissima”, titolo che strizza l’occhio al pubblico giovane ma è una grande scommessa. Ma Alessia Marcuzzi ha una grande voglia di ripartire e non lo considera un tradimento a Mediaset. Così come non considera tradimenti le storie che ha aperto e chiuso nella sua vita, anche perché in realtà proprio chiuse non sono mai state.

Un figlio da Simone Inzaghi, Tommaso che ha 21 anni e si è appena laureato a Londra. Una figlia, Mia (11 anni), da Francesco Facchinetti. Poi il matrimonio con Paolo Calabresi Marconi e una grande famiglia allargata. «Un esercizio faticoso – ammette al settimanale “Oggi” – e insieme un atto d’amore. Sono convinta che quando si hanno figli ci si debba spogliare dei propri egoismi, non è giusto che paghino le conseguenze di una separazione decisa dagli adulti. E poi trovare un’armonia è anche una questione di rispetto. Verso noi stessi, verso chi abbiamo amato e i sentimenti che abbiamo provato».

Perché «la fine di una relazione non può e non deve corrispondere alla fine del bene, della stima e dell’affetto che si è condiviso. Lasciarsi non significa voltarsi le spalle. I rapporti veri non muoiono, non conoscono addii. Semmai cambiano, crescono. La mia famiglia è il mio tutto. Mia e Tommaso, i miei figli, sono la priorità assoluta».

L’altra priorità è il marito, non solo perché l’unico che abbia sposato: «Chi non vive alti e bassi in un rapporto di coppia? Paolo è il mio sostegno e un punto di riferimento anche per i miei figli. Ma agli equilibri finti e comodi io non ci credo. L’amore è dialettica, ma anche silenzi e urla. Amare è cercare la verità dei sentimenti. La verità è che non esistono ricette né segreti. Serve solo l’amore, che spesso non è una cosa semplice. Perché per amare bisogna liberarsi dell’idea di possedere l’altro. Per far questo è importante imparare a prendersi degli spazi propri. Di respiro, di riflessione». E quando deve scaricarsi, si mette a guidare, senza meta: «Anche così si superano i nervosismi».

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