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Salute
IL REPORTAGE

Maratona di 100 giorni per vaccinare i torinesi, ma con l’incognita dosi

Con il nuovo “hub” al Lingotto altre 1.500 iniezioni al giorno. Allerta sulle scorte Pfizer: nei congelatori ancora 6.500 dosi
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L’obiettivo è ambizioso, ma supportato dai calcoli. Anche a spanne, infatti, se gli annunci delle forniture promesse da Roma non subiranno ulteriori battute d’arresto Torino potrebbe vedere entro la fine di luglio la gran parte dei propri cittadini protetti almeno dalla prima dose di vaccino. Tra una decina di giorni, con l’entrata in funzione del nuovo centro vaccinale all’interno dell’area commerciale del Lingotto, l’Asl diretta da Carlo Picco punterà alle 6mila iniezioni quotidiane. E che la meta sia alla portata sembrano confermarlo le «prestazioni» registrate anche negli scorsi giorni di festa.

Se la domenica di Pasqua presso l’ambulatorio di Borgo Dora si sono accumulate un paio di ore di ritardo per via delle convocazioni dei “caregiver”, la somministrazioni in via Artom sono procedute senza intoppi. «Ho vaccinato anche io tutto il giorno – racconta il direttore dell’Asl Città di Torino -. Oggi a Pasquetta sono tornati gli ultraottantenni e dai riscontri che ho tutto sta procedendo bene». L’ultimo monitoraggio vedeva Torino al 21% delle somministrazioni in Piemonte e la media è poi arrivata 4.400 inoculazioni al giorno Potendo contare a breve su un’ulteriore apporto di circa 1.500 iniezioni e con un orizzonte di circa cento giorni si arriverebbe a circa 600mila prime dosi quasi certe attorno all’inizio dell’estate. Nel frattempo bisognerà procedere a garantire i richiami di Pfizer e Moderna, nel primo caso non con qualche preoccupazione visto che in magazzino domenica restavano 16.800 fiale ed era stato somministrato il 98% delle 727mila dosi ricevute. Ieri solo più 6.500, a fronte del 99% delle 727mila dosi ricevute finora. La nuova consegna è prevista tra mercoledì e giovedì, senza dimenticare che questo mese il Piemonte subirà un taglio di almeno 35mila dosi: se ne attendono, dunque, 126mila. Sono 56mila, invece, quelle disponibili di Moderna e la metà già “precettate” per i richiami. AstraZeneca, invece, conta oltre 165mila vaccini di scorta.

Ieri in via Artom tutti i convocati sapevano già che avrebbero ricevuto quello. «L’importante è che adesso lo faremo, saremo protetti: il mondo non può continuare a star fermo» afferma decisa Corrina, accompagnata dal figlio e dal giovane nipote. Silvia, invece, ha accompagnato la mamma. «Sono contenta del vaccino, per carità, però vorrei che se ne sapesse di più» sottolinea mentre attende pazientemente fuori dal centro vaccinale del Cus. Tra i primi in coda c’è Gianfranco, 81 anni. «Finalmente è arrivato il momento del mio vaccino, sono contento perché sono anche cardiopatico» spiega, preparando la documentazione che dovrà consegnare al personale Asl.

«Speriamo in bene, voglio pensare che sia anche una bella coincidenza il fatto di essere vaccinata a Pasquetta, come un segno di risurrezione in qualche modo» commenta Lidia, che non fa mistero d’aver compiuto da poco 80 anni. Tutti, a loro modo, confermano di aver buone speranze sul ritmo della campagna vaccinale in Italia. «Quando arriva il messaggio è quasi commovente, qualcosa di storico per certi versi e in particolare per il momento che viviamo». Da mercoledì, invece, si apriranno le prenotazioni per la profilassi della popolazione tra 60 e 69 anni. Almeno 500mila persone in più da mettere in calendario e che faranno da nuova platea anche per i medici di famiglia.

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