IVREA

Manital, 5mila creditori in coda: il debito è di 223 milioni di euro

Il tribunale ha cominciato a esaminare la situazione dell'azienda eporediese

Sono oltre 5mila i creditori di Manitalidea Spa, l’azienda che opera nei servizi con sede a Ivrea sull’orlo del fallimento. La sezione fallimentare del tribunale di Torino ha cominciato a esaminare l’ammissione alla lista dei creditori delle prime cento domande. Un lavoro enorme, destinato forse ad aumentare con il passare del tempo. La crisi di Manital è cominciata con il passaggio di mano dal suo storico patron Graziano Cimadon, lo scorso anno, alla Igi Investimenti Giuseppe Incarnato diventando Manitalidea Spa. La situazione è diventata insostenibile nel gennaio di quest’anno quando l’esposizione debitoria dell’azienda è stata calcolata in 223 milioni di euro.

Il giudice Stefano Miglietta aveva dichiarato lo stato d’insolvenza e le sue sorti affidate a tre commissari nominati dal ministero dello Sviluppo Economico: Antonio Zecca, l’avvocato Antonio Casilli e Francesco Schiavone Panni. Il suo futuro rimane al momento in bilico fra l’amministrazione straordinaria o la dichiarazione di fallimento. In Manitalidea lavorano direttamente 3.200 persone che vantano molti mesi di stipendi arretrati e una consistente parte dei crediti, ma non solo. Le ditte che lavoravano nella galassia del gruppo eporediese contano circa 10mila addetti sparsi in tutta la Penisola.

In particolare il tribunale di Torino ha così definito la situazione dei dipendenti: «La Manitalidea non può accedere con operatività a conti correnti bancari e postali attivi per presenza di pignoramenti giudiziari derivanti da situazioni debitorie, c’è la necessità con estrema urgenza dell’applicazione di un massiccio intervento finanziario che, in prima battuta, deve corrispondere nell’immediato gli stipendi ai dipendenti per un totale pari a 900mila euro, oltre a 14.600.000 euro per i dipendenti su commesse sui territori di competenza».

La Manitalidea, che lavora nel settore dei servizi come pulizie industriali e simili, potrebbe fare fronte all’enorme mole di debiti se potesse tornare ad operare in amministrazione straordinaria. Una situazione già drammatica destinata, probabilmente, a peggiorare.

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