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EDITORIALE DEL GIORNO

Mamma, promettimelo

Ieri alle 23 scoccavano sedici anni dal momento esatto in cui a mia figlia Maria Claudia, in coma irreversibile per una caduta dal motorino, staccarono le spine. Sedici anni, come quelli che aveva lei quando i medici decisero (e noi acconsentimmo) che bastassero, che lei potesse volare in paradiso lasciando in terra gli organi con cui salvò la vita a giovani come lei, anziché restare in terra a vegetare. Sei mesi prima era uscito nelle sale il film di Clint Eastwood “Million dollar baby” che racconta proprio una storia simile: Maggie, una giovane pugile, resta paralizzata dal collo alla punta dei piedi per un colpo sleale di un’avversaria. A differenza di mia figlia, Maggie ragiona, sente, vede, parla, ma non accetta una sopravvivenza simile, e supplica il suo allenatore di praticarle l’eutanasia. Dopo dubbi e tormenti interiori, lui l’accontenta. Mia figlia, dopo aver visto il film, disse in lacrime a mia moglie: “Mamma, promettimi che se un giorno mi capitasse una cosa simile lo faresti anche tu”. Questa frase ci fu d’aiuto quando dovemmo firmare l’assenso allo stacco. Ma non mancarono, dopo, gli sciacalli che ci scrissero rimproverandoci, citando esempi di gente uscita dal coma irreversibile anche dopo anni, e adombrando una lobby dei trapianti. Ad ogni lettera il dolore si riaccendeva. Penso che quei casi, posto che siano veri, siano pochissimi a fronte di milioni di casi opposti, di persone che vegetano per il resto dei loro giorni. Ma anche se pochissimi, bastano a tener accesa la brace del dubbio sotto la cenere della rassegnazione. Ci resta come balsamo, Titti, la tua frase dopo aver visto il film. Non oso parlare di presentimento. Ma fu il tuo testamento biologico.
collino@cronacaqui.it

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