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Cronaca
LA TESTIMONIANZA

Malato in cella senza cure: «Quel carcere è un lager»

La storia di Valter Fonsato, 72 anni, salvato dalla tenacia della moglie Rosa

Da sabato scorso la signora Rosa ha potuto riabbracciare il suo Valter. Piegato dal diabete, Valter Fonsato, 72 anni, ha potuto finalmente lasciare il carcere di Ivrea e tornare a casa, grazie anche all’iniziativa della moglie che ha portato a conoscenza dell’opinione pubblica le precarie condizioni di salute del marito e il suo Calvario carcerario. In prigione Fonsato doveva scontare un residuo di pena per una vecchia storia, una rapina che non lo avrebbe visto attore, ma solo conducente inconsapevole di quanto stesse accadendo intorno a lui. Comunque sia, innocente o colpevole, ogni detenuto ha diritto alle migliori cure, e a Fonsato, nel carcere di Ivrea, queste non sarebbero state prestate. «Cosa volete che vi dica – racconta l’uomo -, quando mi hanno portato in cella avevo le mie medicine e le prescrizioni del mio dottore, ma me ne hanno date delle altre. Dicevano che erano farmaci generici. Ma evidentemente non hanno fatto effetto e ho cominciato a stare male, molto male». Fonsato ha patito crisi respiratorie e di asma e, come se non bastasse, «dato che soffro di diabete e ho bisogno dell’insulina, ho chiesto che mi venisse somministrata. Ma un giorno l’insulina era terminata e sono rimasto senza. Poi non riuscivo a respirare bene e ho chiesto di essere sottoposto a una seduta di ossigeno, ma mi hanno detto che in infermeria non lo avevano e che se ne avessi avuto bisogno, avrei dovuto farmelo portare da casa. E dire che appena arrivato, uno dei medici mi aveva detto che lì in carcere sarei stato curato meglio che in famiglia». Un’infermeria senza farmaci, con medici che si succedono uno dopo l’altro e con apparecchiature guaste: «Non essendoci l’ossigeno – aggiunge Fonsato – ho chiesto mi fosse somministrato l’aerosol, perché ho visto che in infermeria c’era l’apparecchiatura, ma il medico mi ha risposto che quella macchina era lì, ma era guasta e non funzionava da tempo». L’ex detenuto non ha dubbi nel definire il penitenziario di Ivrea alla sorta di un «lager», «un luogo dove vengono perpetrate discriminazioni, dove si patiscono umiliazioni e dove, tra detenuti, vige la legge del più forte. Una struttura fuori controllo, da una parte e dall’altra. Ma venga a trovarmi un’altra volta che le racconto bene cosa mi è accaduto e cosa succedeva il questo carcere. Ora sto ancora riordinando le idee». La bufera giudiziaria con tanto di rimozione annunciata del direttore dell’istituto di pena, non stupisce Fonsato: «Era nell’aria già da diverso tempo, lo sapevamo tutti che sarebbe accaduto (radio carcere arriva sempre per prima, ndr). Speriamo però che abbiano individuato tutti i responsabile di certe nefandezze e che nessuno l’abbia fatta franca, sono in attesa di leggere sui giornali i nomi e i cognomi». Infine, Fonsato, ci tiene a dire una cosa: «Ringrazio mia moglie che mi è stata sempre vicina e ha lottato per me, perché potessi uscire e curare le mie malattie. Grazie Rosa».

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