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Cronaca
IL CASO

Malato di sesso e gioco dopo la cura: Pfizer gli paga mezzo milione di euro

Il dramma di un malato di Parkinson. La multinazionale condannata: mancavano le avvertenze
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«Da quando presi quel farmaco diventai iper eccitato sul piano sessuale e iniziai a giocare: invece di lavorare guardavo il casinò online, ricaricavo carte prepagate e giocavo: non capivo perché non riuscissi più a fermarmi. Giocavo di giorno e di notte, mentre mia moglie dormiva». È il racconto di un uomo di 60 anni, che alla fine degli anni novanta si ammala di morbo di Parkinson, e che diventa malato di gioco a causa di un effetto indesiderato di un farmaco per il Parkinson, il “Cabaser”, della Pfizer. L’uomo lo aveva assunto dal 2001 al 2006. Dopo aver perso tutti i risparmi, e anche il lavoro, il sessantenne aveva fatto causa alla casa farmaceutica, assistito dallo studio legale torinese Ambrosio&Commodo. La corte d’Appello di Milano, nei giorni scorsi, ha avvallato la tesi dei legali dell’uomo – gli avvocati Renato Ambrosio, Stefano Bertone e Chiara Ghibaudo – e ha confermato la condanna nei confronti della multinazionale Pfizer Italia, perché non aveva scritto – almeno fino al 2007 – sul “bugiardino” del farmaco, che tra i rischi collaterali vi erano anche la iper eccitazione sessuale e la ludopatia. La causa è stata intentata nel 2015. La Pfizer Italia dovrà risarcire l’uomo di 500mila euro: 200mila euro di danni morali e 300mila euro di danni economici. Secondo i giudici, la commercializzazione italiana del farmaco venne iniziata «senza inserire nel foglietto illustrativo alcun riferimento al gioco d’azzardo, nonostante gli studi clinici, che non potevano non conoscere, indicassero sin dai primi anni 2000 elementi chiari e allarmanti su comportamenti compulsivi all’assunzione di dopamino antagonisti». «Non abbiamo mai messo in dubbio l’ottima azione del prodotto sotto il profilo medico – premettono gli avvocati Bertone e Ghibaudo – ma solo il difetto dell’indicazione nel foglietto illustrativo delle reazioni avverse: gli utilizzatori devono sempre conoscerle in anticipo». Anche il procuratore Raffaele Guariniello aveva aperto un’inchiesta sugli effetti collaterali del medicinale. «Il nostro assistito – dichiara l’avvocato Renato Ambrosio – ha sottratto più di 100mila euro all’azienda per cui lavorava e che intende restituire. Per sei anni è stato dichiarato invalido a causa del disturbo patologico ossessivo compulsivo, il tribunale ha risarcito oltre i limiti tabellari». Secondo i giudici, qualunque azienda deve «dimostrare la rigorosa osservanza di tutte le sperimentazioni e i protocolli previsti dalla legge prima della produzione e della commercializzazione del farmaco».

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