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IL CASO A Torino la capacità degli hot spot è insufficiente

Malati senza i tamponi e lunghe liste d’attesa: migliaia bloccati a casa

I medici di base non riescono a prenotare i loro pazienti. I loro sindacati: «Ormai siamo arrivati al collasso totale»

Per i medici è un terno al lotto, una roulette russa. Inserire i propri pazienti nel sistema per effettuare tamponi, rapidi o meno rapidi, sta diventando pressoché impossibile. La spiegazione la offre l’Unità di crisi: «Ogni hotspot può somministrare un certo numero di tamponi ogni giorno, oltre quella cifra, allo stato attuale, non si va». E il numero limite, almeno per ciò che riguarda la città di Torino, non dovrebbe essere superiore alle 5/6mila unità. Da qui la corsa alla prenotazione che, se va a buon fine, non è certo per il giorno seguente. «Stimiamo un ritardo di circa 7/10 giorni, ai quali se ne devono aggiungere in media altri due per ottenere i risultati», spiegano al Fimmg, il sindacato dei medici di famiglia. «E in caso di positività – aggiungono i medici – non c’è differenza tra tamponi classici e veloci, perché dopo il test rapido, il paziente deve comunque sottoporsi al tampone e i tempi per trattarlo sono sempre gli stessi».

La situazione che si è venuta a creare, almeno nella città di Torino e, a macchia di leopardo, in altre zone della regione, è che, asintomatici o sintomatici che siano, migliaia di persone si trovano per giorni reclusi in casa in attesa della somministrazione del tampone (i positivi accertati in isolamento fiduciario sono 69.468).

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