Profughi migranti
Il Borghese

Maglie larghe al confine

Il paradosso è che la sorveglianza maggiore alle nostre frontiere è per impedire alle persone di lasciare il Paese. La rete ha le maglie larghe, i valichi sono maggiormente sorvegliati di certo sul lato francese, dove l’applicazione della dottrina d’emergenza è rigorosa. Peccato che spesso serva a respingere coloro che, a detta loro, vorrebbero solo raggiungere il nord Europa.

I migranti che incontriamo lungo i sentieri della Val di Susa cercano di varcare i confini nei modi più disparati. C’è chi percorre addirittura l’antico traforo ferroviario del Frejus e per fortuna il tunnel è dotato di sensori che hanno impedito, fino a ora, tragedie. Molti provano a mimetizzarsi su bus turistici. La gran parte ha scelto le vie dei boschi, dei passi montani, con informazioni raffazzonate, scarso equipaggiamento.

Migranti che arrivano dal sud del nostro Paese, ma che in qualche modo riescono a ottenere contatti per un rifugio temporaneo, magari a Porta Palazzo, e da lì l’indicazione del confine francese. Da Torino a Bardonecchia in treno, o in qualche altro modo, riuscendo a evitare i controlli. Da lì, poi, un azzardo continuo. E, inevitabilmente, il respingimento in terra francese. Il meccanismo funziona, a quanto pare. Ma lo fa anche al contrario? Il dubbio, consentitecelo, è assolutamente legittimo.

Twitter @AMonticone

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