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Cronaca
Con il caro vita il vecchio stipendio non basta più

Madri e figlie insieme per cercare un posto: 161mila i disoccupati

Intere famiglie in fila per trovare un’occupazione alla fiera “Io lavoro”. Tra giovani alla prima esperienza e 50enni

Il curriculum stretto fra le mani e in testa i conti delle bollette da pagare, la spesa, i vestiti… Nel giorno dell’inaugurazione della fiera “Io Lavoro”, in tanti si sono presentati ai cancelli del Lingotto nella speranza di trovare un impiego stabile. Oltre ai giovanissimi alla prima esperienza, anche molti 50enni che tentano di rientrare in un mondo del lavoro profondamente cambiato dopo la pandemia. Intere famiglie si alternano al banchetto dell’Agenzia Piemonte lavoro che stima, da gennaio a ottobre 2022, 161.254 disoccupati in Piemonte.

«Sono oltre dieci anni che cerco un lavoro stabile. Il mercato è difficile, non è come dicono in tv» racconta Rossano Fasano, 52 anni, nato e cresciuto a Torino. Nella sua vita ha fatto di tutto: operaio, carrellista, addetto alla sicurezza. «Ho lavorato anche da Stellantis. Attualmente prendo il reddito di cittadinanza. Ci pago le bollette, ma ho solo voglia di lavorare» racconta, mentre tira fuori dalla tasca del giubbotto il curriculum piegato in quattro parti. Ha superato i 50 e sta cercando di rientrare nel mondo del lavoro anche Paola. «Mi dovrò reinventate completamente – spiega -. Ho lavorato vent’anni come operatore socio sanitario. È un lavoro molto pesante e ho sviluppato un’invalidità che riguarda la schiena. Non posso più farlo». Rimettersi in gioco non è facile. Lo conferma anche Donata, 43 anni. L’azienda del settore amministrativo per cui lavorava ha chiuso i battenti durante la pandemia e ora è tornata a fare colloqui. «Ci sono ragazzi più giovani di me molto più pratici e veloci – confida -. Io dopo il diploma sono entrata direttamente nell’azienda per cui ho lavorato fino all’arrivo del Covid. Siamo stati in cassa integrazione un anno, poi ho consumato tutte le ferie e sono rimasta a casa». L’emergenza sanitaria ha rallentato la ricerca di un impiego anche per Chiara Cavalletto, 38 anni, iscritta al centro per l’impiego come categoria protetta dal 2015. «Nonostante abbia dato disponibilità non sono mai stata convocata – fa sapere -. Continuo a percepire il reddito di cittadinanza, ma non voglio vivere di sussidi. Noi disabili non siamo la nostra disabilità, siamo persone e io – ad esempio – ho diverse competenze al centralino e come front office». E ancora: «Con il Covid i disabili sono stati i primi a fermarsi per una questione di sicurezza, ma ora sono “tri-vaccinata” e pronta a iniziare». Ha preso spunto dal crescente uso dell’e-commerce durante la pandemia Marco, 33 anni, che oggi cerca lavoro proprio come tecnico e-commerce. «È difficilissimo per una donna di 43 anni trovare lavoro» commenta anche Polina, originaria della Bielorussia. Nel suo paese lavorava, ma da quando è in Italia le sembra impossibile.

Si legge preoccupazione negli occhi di Tommasina Brusco, 55 anni, un sorriso dolce e il curriculum in mano. «Io lavoro già part time il pomeriggio – ci spiega – ma prendo troppo poco. Come si fa con le bollette, la spesa, i vestiti e la vita che va avanti?». Accanto a lei c’è la figlia Melissa, 23 anni. Anche lei cerca lavoro e ha le idee chiare. «Mi sono diplomata in ambito socio sanitario. Ho già fatto un corso da assistente in uno studio odontoiatrico – racconta -. Cerco lavoro da 17 mesi, ma non sono ancora riuscita a trovare qualcosa di serio. Volevano farmi lavorare in nero, ma io ho rifiutato».

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