THRILLER AL RITMO DEL BLUES

Una madre sotto accusa e un sogno da ritrovare: i casi dell’avvocato Berni

Il romanzo di Riccardo Bruni

Tutto sembra nascere per caso per l’avvocato Leo Berni, il legale senza studio che riceve i clienti ai tavolini della BatCaverna, un locale in quel di Siena, che insegue se stesso giovane in un sogno lisergico “a puntate” grazie all’erba trattata dal Botanico: i suoi guai, le sue sbronze, la disorganizzazione totale della sua vita sembrano non avere un filo. Ma tutto deve trovare una logica, come un vecchio motivo che alla fine vira in un classico giro di blues da dilatare all’infinito.

Anche in “Ancora un giro di blues” (Amazon Publishing, 9,99 euro) Berni ha decisamente più di un problema: il suo paradiso, il negozio di vinili dove tanto tempo ha passato, chiude perché il proprietario va in India, lasciandogli però un regalo che dovrà trovare il modo di vedere, di accettare. E in tribunale, dove difende di solito indifendibili, incontra Ilaria, una vecchia amica responsabile di una cooperativa che si occupa di immigrati. Ilaria sta cercando di aiutare la giovane Samira, una mamma di origini somale, arrestata con l’accusa di aver ucciso il suo patrigno, un ristoratore molto conosciuto. E se non fosse per il Duca, maneggione, trafficante, spacciatore ma meraviglioso personaggio, che si presenta come socio di Berni (e in effetti, tra completo e cappotto e giacca stazzonata sotto il parka, indovinate chi somiglia di più a un avvocato…), forse il nostro Leo si guarderebbe bene dall’accettare il caso. Soprattutto perché dietro le apparenze deve esserci una verità che però Samira non vuole rivelare, per proteggere il figlio Pietro, a costo di rimanere in prigione da innocente.

Berni si mette così in moto, spinto dagli insulti del vecchio Achille, l’ex avvocato suo maestro, che però non gli nega l’aiuto necessario, a parte ricordargli che non ha mai capito come si fa l’avvocato…

Ammettiamolo: la faccenda è davvero ingarbugliata, soprattutto perché arrivano anche minacce di morte neppure troppo velate. E poi c’è Claudia, la giornalista di nera trasferita a occuparsi di società e costume ed economia, che però smania dalla voglia di tornare in un pista con una grande storia che solo Berni può aiutarla ad avere. Anche perché, fra di loro, c’è qualcosa che resta sospeso, ma neppure tanto. Se solo Berni fosse capace di non divagare, di ascoltare anche una sola canzone e non sempre l’intero album, lui fanatico dei Pink Floyd, ex chitarrista, ex giovane, alle volte pensa addirittura ex avvocato.

Il senso di giustizia e una sana testardaggine porteranno Berni a infilarsi di brutto in questo gran casino (ah, se poi non bastasse, se non fosse già abbastanza complesso tutto quanto, c’è anche Nora, la figlia adolescente che sembra volere un riavvicinamento a quel padre tanto distante) e a rischiare la vita. Per culminare in un rutilante finale contro i cattivi, tra criminalità organizzata e usura, che diventa difficile descrivere ma che ha l’impatto di un autentico terremoto (non è una metafora), con i “nostri” che arrivano all’urlo di “Goldrake!”.

E’ bello lo stile di Riccardo Bruni, pioniere del self publishing in Italia, è intriso di malinconia e ironia e anche fuori dalle nebbie lisergiche, c’è quel sottofondo di chitarre lasciate indietro, di dischi ascoltati e altri da ascoltare che riempiono cassetti e stanze della memoria. Ed è persino commovente il momento dell’incontro di Leo con il se stesso giovane, perché questo deve avvenire, anche se non è ancora detto che sia la fine: perché le scale si dilatano, il riff esplode, c’è ancora tempo per un altro giro di blues.

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