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Buonanotte

Lustrascarpe di Stato

In Sicilia col progetto “shoeshine 2.0” hanno scoperto l’acqua calda. Si sono accorti che a Palermo (come nel resto d’Italia…) non ci sono più lustrascarpe, e vogliono ‘reintrodurre l’antico mestiere scomparso’ con gran fragore mediatico e compiaciuti commenti politici. La Confartigianato, invece di aiutare gli artigiani esistenti che chiudono, si diletta in queste boiate.
Se è vero che “fra i candidati alle poche decine di posti ci sono laureati e diplomati provenienti anche da altre regioni” è perché si sa come vanno le cose laggiù: un posto così potrebbe un domani essere regionalizzato e diventare ‘pubblico servizio’. Da lì a chiedere il trasferimento in ufficio per ‘incompatibilità medica col lavoro all’aperto’ il passo è facile. L’han fatto migliaia di vigili urbani e spazzini, al sud e al nord. D’altra parte la Regione Sicilia ha cinque volte più dipendenti della Lombardia… I lustrascarpe! In un’epoca in cui 3/4 della gente va in giro con scarpe di gomma, e l’altro quarto se ne sbatte di aver le scarpe lucide perché porta jeans strappati apposta e vestiti sapientemente sdruciti (si chiama moda délavé)!

Ma si sono chiesti come mai quel mestiere era scomparso da decenni? O vogliono reintrodurre, dopo i lustrascarpe, gli arrotini ambulanti e gli scrivani? Solo là potevano inventarsi una roba simile. Solo nella regione dove è fallito il piano giovani del 2014 (progetti quasi tutti farlocchi). Dei 200 milioni di euro pagati dalla UE per progetti poi risultati truffe, ben 168 erano progetti siciliani. E poi dovremmo gongolare per questa genialata dei lustrascarpe (pardon, shoeshine) 2.0? Come diceva Totò: ma mi faccia il piacere!

collino@cronacaqui.it

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