Concetta Candido (foto da Facebook)
Il Borghese

L’urlo di Concetta

Concetta con quel gesto estremo, quando si è data fuoco davanti agli sportelli dell’Inps, forse ha voluto lanciare un messaggio. Quanti, come lei, hanno perso il lavoro, le speranze, la dignità e ancora aspettano i soldi dovuti e quell’assistenza anche economica che il nostro sistema lavoro dovrebbe garantire? La sua storia è la punta di un  iceberg che nasconde tante, troppe vergogne e gesti disperati che spesso si consumano nel silenzio di una stanza o di una cantina.
Nessuno sa con precisione quante vite spezzate nascondano la tragedia del lavoro perduto, di un’impresa fallita. O di un padre e una madre che non sanno più come nutrire i figli. Le statistiche ci dicono che si profila la ripresa, che c’è uno zero virgola per cento di posti di lavoro in più, il Papa sembra invitare gli anziani a lasciare il posto ai giovani. Ma sono solo numeri e parole. In realtà basta entrare nell’ufficio in cui Concetta si è versata l’alcol addosso e ha fatto scattare l’accendino per rendersi conto che esiste un esercito di cinquantenni senza più speranze. «Ci sentiamo inutili, ci dicevano l’altro giorno, inutili e rifiutati».
Come Concetta e come la signora che ieri ci ha scritto per spiegare come persino l’efficienza e la devozione verso il proprio posto di lavoro possano diventare una colpa. Tanto da meritare il licenziamento. Ma lei ha trovato almeno il coraggio di scrivere, Concetta invece si è chiusa in se stessa, fino a rivolgere il fuoco contro di sé. Dovremmo cominciare a interrogarci sulle responsabilità della politica e della società. E raccogliere il suo urlo disperato. Che trova un’eco sorda dei drammi collettivi che noi neppure immaginiamo. Un posto di lavoro perso è una sconfitta per tutti. Anche se oggi la solidarietà si ferma qualche metro prima.
fossati@cronacaqui.it

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