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Cronaca
Dopo la rissa in mezzo alla strada a Barriera

L’uomo del machete chiede scusa a tutti e il giudice lo libera

L’amico: «Siamo noi le vittime, aggrediti dai pusher». Un’anziana rimasta ferita mentre andava dal nipotino

Quando, alle 13.30, a udienza appena iniziata, è squillato il suono che indica l’ora della preghiera sul cellulare del testimone della difesa, e il giudice Giorgio Balestretti ha sorriso, in aula 81 si è sciolta la tensione. E qualcuno, dal pubblico, ha pensato che quel sorriso fosse di buon auspicio per l’imputato. Presentimento che poi si è avverato, perché due ore dopo il magistrato, accogliendo l’istanza dell’avvocata Francesca D’Urzo, ha ordinato l’immediata scarcerazione per il detenuto.

E così Hamza Zirar, 28enne di origini marocchine, l’uomo immortalato dai video che hanno fatto il giro dei social e accusato di avere colpito con un machete un connazionale durante una rissa in corso Giulio Cesare, è uscito dal carcere delle Vallette ieri sera.

L’udienza è stata rinviata. Ma il giudice, data la (quasi) incensuratezza dell’imputato (che ha un precedente per ricettazione) e quanto hanno riferito i due testimoni sentiti ieri (nessuno ha visto l’imputato impugnare il coltello e colpire), ha ritenuto sufficiente, come misura di custodia cautelare, l’obbligo di firma, che l’imputato già aveva. «Grazie», ha detto Hamza a udienza finita, promettendo alla sua legale che tornerà in aula, da libero, mercoledì, per l’udienza in cui verrà stabilito se sarà assolto o condannato.

Il fatto è del primo giugno scorso. Ieri, all’amico ventenne di Zirar citato come teste, è stato chiesto di raccontare cosa avvenne. «Eravamo vicino alla fermata del tram – ha premesso – quando sono arrivati quattro o cinque ragazzi che hanno aggredito Hamza. Hanno cominciato a spingerlo e a strattonarlo per la maglietta. Lui è riuscito a liberarsi e ad allontanarsi, ma loro lo hanno seguito lanciandogli addosso bottiglie di vetro e sparando lo spray urticante». «Avevano anche un bastone di ferro, sembrava una stampella», ha proseguito il teste, con molte difficoltà visto che parlava in arabo misto a dialetto, e mentre veniva tradotto dall’interprete l’imputato, dalla gabbia, interrompeva più volte l’audizione parlando (in arabo) e gesticolando.

«Non so chi abbia portato il coltello – ha precisato il teste – ce n’erano due. Io ne ho visto uno grande per terra. Manon ho visto Hamza prenderlo perché ero scappato via. Tornando indietro ho visto il mio amico ferito al sopracciglio. Siamo quindi saliti sul 4 per andare in ospedale». Sul perché si sia generata la zuffa è mistero. «Conoscevo di vista quei ragazzi – ha detto l’amico dell’imputato – loro spacciano droga e non vogliono arabi alla fermata. Perché la fermata è loro. Noi quel giorno stavamo andando in commissariato. Non so da dove venissero i coltelli. Minacciavano Hamza con la stampella di ferro. C’era anche una catena della bici».

E proprio da un coccio di bottiglia è stata ferita alla caviglia un’anziana, la seconda teste sentita ieri, che è comparsa in aula zoppicante, con una stampella. «Stavo andando a prendere mio nipote a scuola quel giorno – ha raccontato – quando ho visto quei ragazzi che si picchiavano. Mi sono protetta accucciandomi dietro a una macchina ma una bottiglia mi ha colpito alla gamba e sono dovuta andare in ospedale. Mi hanno cucito la ferita con quattro punti». «Non l’ho colpita ma mi è spiaciuto molto per lei e le chiedo lo stesso scusa», le ha detto l’imputato dalla gabbia. «Non fa niente, ti perdono», ha risposto l’anziana alzando le braccia al cielo.

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