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Cronaca
IL CASO

L’uomo con il machete ora si trova al Cpr

Espulso già una volta, il 28enne è stato fermato 12 volte in 15 mesi. Il processo, intanto, viene rinviato a luglio

È stato fermato dalle forze dell’ordine dodici volte in un anno, tra Torino e Milano, ed arrestato, nell’ultimo mese nella nostra città, quattro volte, Hamza Zirar, il 28enne di origini marocchine accusato di avere colpito con un machete un connazionale durante una rissa in corso Giulio Cesare, e scarcerato nei giorni scorsi dal giudice Piergiorgio Balestretti. A carico dell’indagato inoltre c’è un ordine di espulsione del prefetto di Milano, emesso nel luglio del 2021, a cui il 28enne, irregolare in Italia, non ha mai ottemperato. Per questo motivo, nei giorni scorsi, dopo la scarcerazione, Zirar è stato portato al Cpr, dove si trova tuttora, in seguito a un decreto di trattenimento firmato dal questore di Torino il sei giugno.

L’elenco dei reati che avrebbe commesso l’indagato negli ultimi mesi, tra furti, ricettazioni, resistenze, invasione di edifici, interruzione di pubblico servizio, è stato letto ieri, a margine della seconda udienza per direttissima a carico del marocchino. Non è però mai stata formalizzata, al processo, né ieri né alla scorsa udienza, una contestazione non irrilevante: il possesso del machete.

Zirar è a processo per direttissima per il reato di lesioni, quello per cui è stato arrestato. Ma nessuno, durante il processo – che ieri è stato rinviato a luglio – ha chiesto che venisse contestato (facoltà consentita) anche il porto abusivo di armi. In questo caso un coltello lungo 45 centimetri. All’udienza di ieri, l’imputato si è presentato, scortato da due agenti del Cpr, e ha mostrato il dito medio in aula, verso l’alto, più volte. Anche quando si è seduto, al banco dove siedono gli imputati a piede libero, più volte ha alzato le mani dietro alla testa esibendo il dito medio di entrambe le mani, rivolto verso lo spazio dove sedevano i giornalisti. Nessuno lo ha richiamato, nonostante l’udienza fosse in corso, nemmeno il giudice Balestretti, che, proprio prima che l’udienza iniziasse, parlando informalmente con la vpo, aveva criticato l’operato degli organi di informazione, esclamando: «Hanno scritto che l’imputato ha terrorizzato tutti col machete e che io l’ho scarcerato, roba da matti!».

L’udienza è iniziata ed è stata rinviata a luglio dopo l’audizione di un solo testimone. Si tratta del titolare del bar New York di corso Giulio Cesare, che ha raccontato: «Quel giorno uscivano i bambini da scuola, la strada era affollata quando quei ragazzi hanno lanciato di tutto, ed è passato quello che impugnava il machete. Il giorno dopo sono passati di nuovo dei ragazzi davanti al mio locale e ne ho riconosciuto uno, era quello che veniva inseguito il giorno prima dall’imputato, aveva la maglietta bianca e nera». Una fonte che vuole restare protetta, che vive in Aurora e che ha assistito alla rissa, ha rivelato: «Hanno lottato perché sono tutti spacciatori. I marocchini vendono il fumo e ogni giorno ci sono litigi e discussioni perché si dividono i pezzi di marciapiede».

«Quel giorno – spiega il residente – hanno litigato perché due gruppi di pusher si contendevano un pezzo di strada. Non c’è da stupirsi per il coltello. Li hanno sempre, li nascondono sotto le auto parcheggiate, o vicino ai binari del tram, come a volte la droga. Così se ne hanno bisogno possono prenderli all’ultimo momento».

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