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Sport
IL PREMIO

L’Università premia i campioni: «Noi, olimpionici e studenti»

Sei medagliati: anche l’oro del karate Busà, la nuotatrice Gilli e l’arciera Mijno

Allenarsi duramente per diventare i migliori al mondo e riuscire a trovare il tempo per studiare e laurearsi. E’ l’ultima sfida vinta dai “maglifici 6” studenti di Unito che ieri sono stati premiati con una medaglia nella sala del Rettorato di via Verdi dopo aver trionfato alle Olimpiadi di Tokyo di quest’anno.

«Studiare e lavorare, facendo sport ad alti livelli è possibile, non ci sono scuse». In sintesi è questo il messaggio che gli atleti olimpionici hanno voluto comunicare a tutti i loro compagni, a parole ma soprattutto a fatti. Ebbene sì: Luigi Busà ha vinto la medaglia d’oro a Tokyo nel karate e sta completando la laurea in Scienze Motorie. Carlotta Gilli, nuotatrice ipovedente, vincitrice di 2 medaglie d’oro, 2 argenti e 1 bronzo ai Giochi Paralimpici di Tokyo, si è iscritta al terzo anno di Psicologia, e ieri era appena tornata dai campionati di Riccone dove a segnato un nuovo record del mondo, portandosi a casa altre tre medaglie. Elisabetta Mijno, ai Giochi Paralimpici di Tokyo, nella gara a squadre miste di Tiro con l’arco si è aggiudicata l’argento, lavorando parallelamente come medico chirurgo al Cto. E nonostante l’impegno in ospedale trova sempre il tempo di allenarsi.

«Il mio sogno – spiega Carlotta, in tuta e scarpe tricolore, accompagnata dalla mamma – è quello di laurearmi e fare un master in Psicologia dello sport, essendo una sportiva credo di avere una marcia in più». L’atleta ventenne, affetta da una rarissima retinopatia degenerativa che l’ha resa ipovedente, si sta preparando per raggiungere un altro traguardo importante: «Vincere i mondiali di giugno».

Il karateka Luigi Busà, 34 anni, ha invece deciso di iscriversi al Suism dopo una vita dedicata al karate che l’ha portato sul gradino più alto del podio di Tokyo tra gli under 75 chili. «Mi mancano due esami alla laurea – spiega con un sorriso sulle labbra -, questo premio dimostra che lo sport e lo studio possono andare di pari passo. I giovani non devono cercarsi degli alibi, si possono raggiungere risultati altissimi senza dover rinunciare alla formazione».

La campionessa di tiro con l’arco Elisabetta Mijno, costretta su una carrozzina dall’età di 5 anni in seguito a un incidente automobilistico, ha scoperto la passione per l’arco mentre studiava Medicina a Torino e, tra un successo e l’altro, è riuscita a specializzarsi in Ortopedia e ora lavora come medico chirurgo al Cto. «Nonostante il lavoro impegnativo – spiega l’atleta, campionessa europea e mondiale, nonché argento olimpico a Tokyo – riesco sempre ad allenarmi presso gli Arcieri delle Alpi a Rosta. E’ stato molto emozionante tornare qui e ricevere questo premio che ha un significato molto importante: dimostra ai giovani che non ci sono scuse, non è necessario scegliere ma si può studiare e lavorare portando avanti le proprie passioni».

Le medaglie sono state consegnate anche agli altri tre studenti che hanno partecipato alle Olimpiadi di quest’anno: Nicholas Mungai, maestro di Judo, il marciatore Federico Tontodonati, e Hillary Wanderson Polanco Rijo corridore della 4 x 100. Insieme ai sei atleti sono stati premiati anche gli allenatori Francesco Bruyère e Salvatore Loria.

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