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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

L’unione fa la forza

L’unione fa la forza. Lo hanno compreso bene il presidente della Circoscrizione 6 Valerio Lomanto, don Alberto Calzoni, parroco di San Giacomo Apostolo, la preside dell’istituto Cena e i coordinatori dei comitati spontanei del quartiere Barca. Dove il coraggio ha preso il posto della paura dopo l’aggressione all’arma bianca di due settimane fa, con un uomo sgozzato per un tozzo di pane e finito in ospedale, e dopo ripetuti atti di violenza in zona, comprese le trasferte milanesi di giovani marocchini che in piazza Duomo hanno violentato alcune ragazze. Ieri mattina è stata firmata una lettera, poi inviata al sindaco della città, nella quale si chiede di intervenire e, nella stessa missiva, si propongono soluzioni concrete e non dispendiose. «Abbiamo a cuore questo quartiere – ha detto Lomanto – per questo ci siamo uniti e d’ora in poi non andremo avanti in ordine sparso. Faremo di tutto per migliorare la qualità della vita, l’accoglienza e la sicurezza». Presidente, parroco, preside e comitati chiedono l’installazione di telecamere di sorveglianza, «nei giardinetti dove è avvenuta l’aggressione e nei pressi della pista di pattinaggio accanto al Cena», aggiunge Gabriella Sampaolo, del Comitato Civico La Barca. Ma prima ancora delle telecamere c’è una criticità che deve essere risolta subito: «Non possono spegnere la luce pubblica – sottolineano tutti -. Comprendiamo la necessità del risparmio energetico, ma finora la luce nelle ore notturne è stato l’unico strumento di sicurezza che abbiamo avuto a disposizione». La dirigente scolastica Maria Antonella Campanella si è resa completamente disponibile: « L’istituto Cena – dice – si trova lungo una via di grande percorrenza, è frequentato da centinaia di bambini che quando escono di qui non trovano nulla. La scuola apre le porte ad ogni genere di attività che possa essere utile per creare aggregazione e migliorare la condizione dei giovani di questo quartiere». Negli ultimi 10 anni Barca ha subìto profondi mutamenti: «Ora è solo un quartiere dormitorio – sottolineano i comitati – e in questa zona c’è stata una significativa immigrazione di famiglie straniere. I giovani non trovano spazi adeguati, finiscono in strada o a ciondolare sulle panchine. Il quartiere che anni fa aveva una sua identità, oggi l’ha persa. I negozi hanno chiuso, non c’è più un commercio di vicinato e le strade hanno perso colore e calore». Per i firmatari della lettera al primo cittadino, bisogna correre ai ripari, ma già qualcosa si sta facendo: «Abbiamo organizzato – aggiunge Gabriella Sampaolo – dei corsi di danza per ragazze e ragazzi, e proponiamo delle esibizioni e dei saggi in strada, ma per ora noto ancora molta diffidenza». Su base volontaria, scuola, parrocchia e comitati organizzano incontri, eventi, fin dove si può. Ma per fare di più, servono risorse. E allora il presidente Lomanto si mette le mani nei capelli: «Pensi che la mia circoscrizione, che comprende anche Barriera di Milano, ha un budget di poco superiore ai 600mila euro, una cifra ridicola». E dire che a New York i rappresentanti delle municipalità siedono in giunta comunale e uno come Lomanto eletto in uno dei quartiere più estesi e difficili, nella Grande Mela sarebbe quantomeno, il vicesindaco.

marco.bardesono@cronacaqui.it

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