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Buonanotte

Lumache e bici

Ogni tanto indulgo ai ricordi, ma credo che serva ai giovani ascoltarli, per palpare le distanze. Come servì a me, gagno, servito di colazione, pranzo, merenda e cena, sentire nonna Nora raccontare che da bambina mangiava le lumache vive. Faceva a piedi 10 chilometri per andare a scuola da mattina a sera. La mamma le dava una mela e un soldo per il pane del pranzo, ma lei lo metteva via per comprare un regalino al babbo per il compleanno. Le restava una tale fame che spesso, tornando a casa, cercava nei fossi le lumache e le trangugiava vive, per sentirsi lo stomaco un po’ pieno. A udire queste storie, mi sentivo davvero fortunato. Come dovrebbero sentirsi quei bimbi (anche dei frugoletti di tre anni) che ho visto pedalare al parco sulle loro biciclettine. Anche ai miei tempi esistevano, c’erano anche le rotelle per imparare. Ma mio padre, che pure era un piccolo imprenditore, non giudicava la bici necessaria ai bambini prima dei 15 anni. Quindi, nisba. Come non ricordare Massimo, il mio compagno di banco di prima elementare? Era figlio unico. Spesso andavo da lui a fare i compiti e invidiavo tutti i giocattoli che aveva. Ma eravamo amici… finché suo padre gli regalò la biciclettina. Lo vedevo girare, girare senza sosta in Piazza Benefica, e magonavo dall’invidia. Appena si fermava lo imploravo: “Dài, Massimo, fammi fare un giro, uno solo!”. Una volta cedette, e me la diede. Ero così emozionato che ne feci quattro, di giri, sordo ai suoi richiami. Quando si parò davanti alla bici per fermarmi, non riuscii a evitarlo e cademmo entrambi. Non me la diede mai più, e non mi invitò più a fare i compiti da lui. Sopravvissi. A 15 anni ebbi la mia prima bici (d’occasione). Piccole lezioni di vita.

collino@cronacaqui.it

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