luigi oste
Cronaca
RETROSCENA DEL DELITTO. Alle 16,44 di domenica

L’ultimo sms a Patrizia: «Ti penso ogni istante», poi l’omicidio del rivale

L’incubo cominciato ad agosto. In un messaggio l’uomo scrive: «Quando mi incontri non avere paura»

«Non faccio altro che pensare a te, ogni istante della mia giornata. Quando vedo che vai via con lui mi viene un dolore allo stomaco». Sono le 16.44 di domenica 31 ottobre e Luigi Oste, 62 anni, manda l’ultimo messaggio a Patrizia, la donna che ossessiona da agosto e che non voleva avere una relazione con lui. Sarà l’ultima comunicazione che l’uomo, arrestato la notte di venerdì scorso, manda alla barista. Quattro ore dopo quel messaggio, Massimo Melis, 52 anni, viene ucciso in via Gottardo. Il dipendente della Croce Verde era appena salito in auto, dopo avere riaccompagnato a casa Patrizia. Secondo la squadra mobile, Oste era lì, nascosto nel buio, ad osservare la scena di quell’ultimo saluto. E sarebbe stato lui a premere il grilletto di un revolver calibro 38 contro Melis, colpendolo alla tempia. La vittima non ha fatto in tempo ad allacciarsi la cintura. L’arma non è stata trovata. E Oste, difeso dall’avvocato Salvo Lo Greco, continua a non parlare. Ora dopo ora, il quadro dell’accusa si arricchisce di nuovi elementi e l’indagine, condotta dalla pm Chiara Canepa, che coordina la squadra mobile diretta da Luigi Mitola, prosegue. Come descritto dalla gip Valentina Soria nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa per omicidio volontario premeditato e aggravato dai futili motivi, il movente del delitto sarebbe la “vendetta”. Oste, titolare di fatto del bar “L’angelo azzurro” di corso Vercelli, si sarebbe invaghito di Patrizia, barista di un locale distante 20 metri dal suo. Dopo «alcuni incontri, chiamarla relazione è eccessivo», ha spiegato la procuratrice Anna Maria Loreto, Oste non accetta il rifiuto della donna e diventa uno “stalker”. Sono oltre 200 i messaggi mandati a Patrizia, di giorno e di notte, dallo scorso agosto. «Tu non ti rendi conto del male che mi stai facendo e del dolore che mi dai, sto impazzendo», scriveva il presunto killer quattro giorni prima di sparare (secondo la tesi della pm) a Melis. Frasi che aveva già scritto decine di volte alla donna, che negli ultimi tempi si faceva accompagnare spesso da Melis a fare la spesa, e dal bar a casa. O a portare il cane a fare la pipì, come avviene la sera dell’omicidio. «Mi stai facendo impazzire. Sono senza cuore», «Non mi do pace», «Tu mi rispondi sempre male», alcuni degli sms con cui Oste la tempestava. C’è un messaggio significativo: «Visto che non vuoi parlare con me te lo scrivo: non devi avere paura quando mi vedi». Patrizia non aveva mai denunciato Oste. Ma forse, in qualche modo, lo temeva. «È normale se si vive nello stesso quartiere, vedersi sempre», aveva chiarito nei giorni scorsi l’avvocato Lo Greco, che ieri ha annunciato: «Ho presentato ricorso al tribunale del Riesame, è assolutamente necessario controllare tutti gli atti usati dal giudice per capire la misura». Nell’atto che ordina il carcere per Oste, la giudice avalla la tesi della vendetta trasversale: siccome Patrizia non voleva stare con il 62enne, lui avrebbe colpito Melis, che vedeva come rivale. L’omicidio è aggravato dai «motivi futili e abietti», scrive la gip, perché «è evidente la sproporzione tra lo stimolo e l’azione delittuosa verso un soggetto terzo». La “gelosia” è l’impulso che muove l’omicidio, «espressione dello spirito punitivo verso la vittima».

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