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Buonanotte

L’ultimo dribbling

Prima di Natale Mihajlovic, 53 anni. Ieri Vialli, 58 anni. Entrambi morti di cancro dopo una battaglia durata cinque anni, tra recuperi e recidive. Quando penso al cancro, lo visualizzo come una pantera che a un certo punto ti salta addosso. Avete presenti i documentari sui grandi felini? Quando cacciano da soli inseguono la preda, anche grossa come un bufalo, che scappa disperatamente, e le saltano addosso in corsa per farla cadere, afferrarla alla gola e ucciderla. Spesso non ci riescono al primo salto, il bufalo recalcitra, sgroppa e riesce persino a liberarsi, ma non per questo loro desistono.

Il tempo di rifiatare ed eccoli di nuovo in groppa, o attaccati a una gamba coi loro artigli tremendi per far cadere il bufalo sanguinante e sempre più stanco. Uno, tre, cinque assalti finché cade, e lì è finita. Ma non sempre. A volte il bufalo a forza di scrollarsi il felino di dosso riesce a scoraggiarlo e a rientrare nel branco. Purtroppo non è stato così per Mihajlovic e Vialli. Hanno lottato a lungo, ma alla fine il mostro ha vinto, e si è portato via due corpi ancora pieni di ricordi e speranze, due menti accese. Grande banchetto per il nero cacciatore di anime.

Che l’altro ieri si è portato via anche Tino Castano, ex difensore della Juve e della nazionale. Solo che Tino aveva già 83 anni, e da 10 aveva portato la sua mente a vagare nei pascoli celesti lasciando qui all’amore dei famigliari e degli amici solo il corpo. La belva si è dovuta accontentare dell’involucro. Ero suo amico e lo piango con dolore sincero. Ma vedergli beffare Catlina facendole fare la figura di un centravanti brocco, è stata una piccola consolazione.

collino@cronacaqui.it

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