L’ex cinema Arlecchino di corso Sommelier
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L’ultimatum del Tar per l’ex Arlecchino: «Polo culturale per il vecchio cinema»

Entro il 2 aprile il Comune è chiamato ad esprimersi. Ma i consiglieri dicono no al discount

Continua la barricata contro il progetto di riconversione dell’ex cinema Arlecchino di corso Sommelier in un discount. Anche nell’ultima commissione a tema, è tornata alla ribalta alla possibilità di realizzare una struttura di media vendita con annessa sala polivalente a scopo culturale. Ed è stato proprio l’assessore all’Urbanistica, Antonino Iaria, a parlare di una doppia destinazione d’uso con spazi legato al mondo dello spettacolo.

Tanto è bastato per spaccare i consiglieri, la maggior parte dei quali si è più volte espressa contro il centro commerciale. Così come i commercianti che temono «un ulteriore impoverimento». Al 2 aprile (ultimatum del Tar al consiglio comunale per esprimersi sulla vicenda e per negare, eventualmente, la progettualità dell’attività commerciale dopo il ricorso della Gep al tribunale) manca meno di un mese. In caso di mancata espressione sarà un commissario a fare le veci del consiglio. «I tempi sono stretti – rincara Francesco Tresso, Lista Civica per Torino -, e se non si arrivasse a una motivazione con maggioranza la Città rischierebbe di avere sul groppone delle spese aggiuntive».

Nel frattempo fioccano gli appelli per salvare la cultura nell’ex Arlecchino, chiuso da sei anni. «Un nuovo discount in Borgo San Secondo non serve – dichiara il capogruppo dei Moderati, Silvio Magliano -. Il tessuto commerciale della zona non ha bisogno di essere messo ulteriormente in difficoltà: bastano e avanzano pandemia e crisi. Ci sono tante soluzioni migliori dell’ennesimo supermercato per riqualificare il pian terreno dell’ex cinema. Prima di aprire l’ennesima struttura di vendita occorrerebbe perlomeno valutare l’impatto che avrebbe sul quartiere».

Dello stesso avviso anche il presidente della Circoscrizione 1, Massimo Guerrini. «Io ho fatto ferma opposizione al cambio di destinazione d’uso – spiega Guerrini -, perché sono contrario all’idea del discount ma favorevole a un progetto di aggregazione culturale»

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